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Dogaia, nuovi percorsi per ridurre gli accessi al pronto soccorso: la proposta dell’assessore regionale Monni


Alla formazione per gestire meglio i casi sanitari all' interno della struttura si affianca la necessità di intervenire sugli spazi, considerati troppo angusti e non sufficientemente sicuri per gli operatori


Alessandra Agrati


Nuovi percorsi di formazione per migliorare la gestione interna dei casi sanitari più frequenti e ridurre, quando possibile, gli invii al pronto soccorso. È una delle proposte emerse questa mattina durante il sopralluogo dell’assessora regionale alla Sanità e alle Politiche sociali Monia Monni al carcere della Dogaia, struttura finita al centro della cronaca nelle ultime settimane per diversi episodi di violenza. L’obiettivo è permettere agli operatori sanitari di gestire direttamente all’interno dell’istituto un numero maggiore di situazioni, fermo restando che ci sono casi che richiedono necessariamente il ricorso alle strutture ospedaliere. Attualmente, secondo quanto riferito da Monni, dalla Dogaia parte in media un invio al pronto soccorso al giorno, con una frequenza che varia durante l’anno. «Il mese di agosto è sempre quello più complesso», ha spiegato.
La visita ha permesso all’assessora di fare il punto sulle condizioni della sanità penitenziaria. Alla Dogaia ci sono circa 630 detenuti e oltre 200 operatori sanitari, oltre a una dotazione significativa sul fronte della diagnostica. A preoccupare, però, sono soprattutto gli spazi: “Sono angusti e non garantiscono la piena sicurezza degli operatori. Questa è la mia prima preoccupazione”, ha sottolineato Monni. Per l’assessora, l’assistenza sanitaria in carcere deve essere considerata a tutti gli effetti parte del sistema sanitario e garantire ai detenuti lo stesso livello di cure assicurato nel resto del territorio. Un obiettivo che deve però andare di pari passo con la sicurezza di medici, infermieri e degli altri operatori.
Tra le principali criticità ci sono anche le dipendenze e le fragilità psichiche, spesso presenti contemporaneamente negli stessi detenuti. “Molti detenuti hanno la doppia diagnosi di dipendenze e di salute mentale”, ha ricordato Monni, ribadendo la necessità di spazi adeguati per consentire al personale di lavorare in condizioni di maggiore sicurezza. La Regione, ha aggiunto l’assessora, sta intervenendo anche sul tema più generale della sicurezza degli operatori sanitari, attraverso nuove risorse e percorsi di formazione. “Gli operatori lavorano anche in condizioni di scarsa sicurezza pur di garantire l’assistenza ai detenuti”, ha osservato, sottolineando come la questione riguardi più in generale gli istituti penitenziari.
Durante la visita è stato affrontato anche il capitolo degli interventi strutturali. Monni ha confermato che la palazzina del pronto soccorso sarà ultimata, assicurando il rispetto dell’ultimo cronoprogramma.
Una visita di oltre due ore e mezzo, accompagnata dal direttore sanitario dell’Asl Toscana Centro Lorenzo Roti, dal direttore della sanità penitenziaria Mauro Romilio, dal responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Prato Simone Magazzini e dalla dirigente regionale Monica Marini.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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