“La situazione del distretto parallelo di Prato, per il centrosinistra in Consiglio regionale, non è meritevole di particolare attenzione. Impegni ragionevoli e di buon senso i nostri, ma evidentemente non per il Pd e per i suoi sodali”. Commenta così la capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta, dopo che ieri, mercoledì 19 novembre, nel corso della seduta dedicata al programma di governo della Regione Toscana, la maggioranza ha bocciato due ordini del giorno presentati da FdI e incentrati sul distretto parallelo di Prato. “Atti di indirizzo – si legge in un comunicato stampa – che prevedevano, tra l’altro, la messa a terra di interventi per contrastare la presenza della mafia cinese e lo sfruttamento dei lavoratori a nero, la condanna per i fatti del 17 novembre, l’invito alle istituzioni cinesi, a Prato e in Toscana, a collaborare affinché non si ripetano episodi di criminalità, la promozione di un tavolo inter istituzionale permanente dedicato alle condizioni di lavoro e al rispetto della legalità nel distretto”.
L’impegno è lo stesso che il capogruppo provinciale, Giovanni Sardi, ha presentato a Prato e già inserito, come ordine del giorno, da discutere nella prossima seduta. “Un voto contrario anche in quella sede – ancora Chiara La Porta – sarebbe la prova provata di una mancata assunzione di responsabilità da parte del Pd e della evidente volontà di continuare a voltarsi dall’altra parte, come fatto negli ultimi anni”.
Nel testo che Sardi ha depositato, “l’irruzione del gruppo riconducibile alla comunità cinese nel presidio del sindacato, le aggressioni ai lavoratori e il ferimento degli agenti della questura vengono inseriti in un quadro già richiamato dal procuratore di Prato, Luca Tescaroli, come situazione di centralità criminale, con fenomeni che portano a segmenti della comunità cinese che operano su base transnazionale e in contesti ad altro rischio di sfruttamento della manodopera”. Secondo il consigliere provinciale, a questo si aggiunge “una mentalità che in alcuni casi sembra richiamare modelli di sfruttamento diffuso in alcune aree della Cina, come quelli documentati nello Xinjiang dove minoranze etniche vengono private dei diritti fondamentali e ridotte a mera forza lavoro, condizione che non può trovare spazio in Italia”.

Infine la preoccupazione di FdI circa i messaggi che circolano su WeChat, piattaforma ampiamente utilizzata dai cinesi, che “sembrerebbero incoraggiare reazioni autonome e non coordinate con le istituzioni italiane, alimentando tensioni e dinamiche potenzialmente pericolose”. “Quello che è successo il 17 novembre non è un fatto isolato davanti a un capannone – conclude Sardi – il nostro partito esprime la più ferma e convinta solidarietà alle forze dell’ordine e a tutti i lavoratori coinvolti. Prato non può diventare una zona franca dove si può operare al di sopra delle leggi”. Per finire, la denuncia di una “difficoltà di collaborazione con le autorità cinesi, un muro di gomma che rallenta indagini, rogatorie e accertamento delle responsabilità”, con l’invito “alle rappresentanze ufficiali della comunità cinese di Prato e della Toscana a condannare pubblicamente le violenze del 17 novembre e a collaborare pienamente con prefettura, questura e procura”.
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