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Crac Bpvi, il Fondo indennizzo risparmiatori distribuisce più di otto milioni di euro a duemila clienti pratesi


E' la seconda cifra più alta pagata in Toscana nell'ambito dei risarcimenti agli investitori delle banche finite in liquidazione coatta amministrativa. Undici gli istituti di credito interessati dall'operazione che in tutta Italia è costata quasi un miliardo e mezzo. Il Fondo finanziato con i conti dormienti


Nadia Tarantino


Otto milioni 192mila euro pagati a 2.061 pratesi che hanno bussato alle casse del Fir, il Fondo indennizzo risparmiatori, per reclamare il rimborso delle azioni e delle obbligazioni diventate carta straccia con il naufragio della Banca popolare di Vicenza.  A dirlo è l’indagine condotta dalla Corte dei Conti sulla riparto della dotazione finanziaria – complessivamente 1 miliardo 575milioni proveniente dai conti dormienti – assegnata al Fir, l’organismo istituito con la legge 145 del 30 dicembre 2018 presso il ministero  delle Economie e delle Finanze, per risarcire i clienti delle undici banche italiane finite in liquidazione coatta amministrativa tra il 16 novembre 2015 e il primo gennaio 2018, tra le quali, appunto, Bpvi (25 giugno 2017).
Il Fir ha rappresentato una boccata d’ossigeno non soltanto per i risparmiatori pratesi: a livello nazionale, 129.899 clienti hanno ricevuto in totale un miliardo 354mila euro, mentre su scala regionale sono stati 9.583 gli investitori ai quali sono tornati 39 milioni e mezzo. La somma pagata a Prato è la seconda più alta della Toscana dopo Arezzo dove 3.470 risparmiatori, in larghissima parte di Banca Etruria, hanno incassato in tutto quasi 10milioni 300 mila euro.
Chiara la finalità del Fir: risarcire i risparmiatori che hanno dimostrato di aver subito un danno “a causa delle violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza previsti dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”.
Cittadini e imprese hanno incassato le somme dopo aver passato l’esame della Commissione tecnica chiamata a valutare le istanze presentate, acquisire informazioni e documenti, verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al Fir. Un lavoro, quello della Commissione (un presidente e nove commissari), che ha avuto un costo naturalmente: un milione 125mila euro tra il 2019 e il 2023, arco di tempo nel quale è stata attiva.
Per i risparmiatori una lunga storia: ci sono voluti anni per recuperare i soldi impegnati nelle banche finite a gambe all’aria. Investitori rimasti a mani vuote dopo aver acquistato azioni e obbligazioni, convinti di far crescere il loro patrimonio. Ma non fu un affare.  
Il profilo penale, per la Bpvi, si è concluso con la Cassazione che ha reso definitive le condanne per i vertici: 3 anni e 5 mesi al presidente Gianni Zonin e al vicedirettore Andrea Piazzetta, 2 anni e 7 mesi al vicedirettore Paolo Marin, 2 anni e 2 mesi al vicedirettore Emanuele Giustini.
Stralciata, per motivi di salute, la posizione del direttore generale Samuele Sorato: per lui la Corte suprema si è espressa all’inizio dello scorso giugno condannandolo a 3 anni e 4 mesi.
Dieci anni e più per arrivare ai titoli di coda: la vicenda Bpvi, protagonista di uno dei più consistenti tracolli nella storia degli istituti di credito italiani, risale al 2014-2015. (nadia tarantino)

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