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Compra una bici rubata e finisce a processo: guardia giurata perde il lavoro ma ricorre al Tar e vince la causa contro la prefettura


Il fatto risale al 2024. La donna, dipendente di una società di vigilanza e sicurezza, viene denunciata per ricettazione. Il tribunale dichiara estinto il reato dopo il buon esito della messa alla prova. La prefettura però revoca la licenza del porto d'armi e ciò determina il licenziamento. Il tribunale amministrativo: "Servono motivazioni particolarmente stringenti e esaustive per provvedimenti che incidono sul diritto al lavoro"


Nadia Tarantino


La bicicletta comprata per 50 euro da uno sconosciuto incontrato ai giardini pubblici, è costata all’acquirente molto più della cifra pagata: è costata un processo per ricettazione, un periodo di lavori di pubblica utilità e soprattutto la perdita dell’unica fonte di sostentamento per lei – guardia giurata – e per i suoi due figli piccoli. Un incauto acquisto che la donna non ha mai negato spiegando di aver scoperto la provenienza furtiva a cose ormai fatte e solo dopo aver messo in vendita la bici con un annuncio sulla sua pagina Facebook.
Era il 2024 e in seguito alla denuncia, la prefettura revocò il decreto di approvazione a ‘guardia giurata particolare’ e la licenza del porto d’armi con il divieto di detenere armi e munizioni e con l’obbligo di consegnare quelle in suo possesso. Niente titolo, niente licenza, niente lavoro nella società di sicurezza e vigilanza di cui era dipendente. Contro la decisione della prefettura la donna ha fatto ricorso e ha vinto: le sue ragioni, proposte tramite l’avvocato Giovanni Ligato, sono state accolte dal Tar che nei giorni scorsi ha annullato i provvedimenti di revoca. La donna rientra in possesso dei requisiti necessari per il lavoro di guardia giurata ma questo non incide sulla volontà o no dell’ex datore di lavoro di riassumere.
Tra le questioni portate ai giudici amministrativi, quella della soluzione giudiziaria della vicenda: il tribunale di Prato ha dichiarato estinto il reato di ricettazione in seguito al buon fine della messa alla prova. Un elemento che la prefettura ha respinto richiamando l’articolo del Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza) “che richiede che le guardie particolari giurate siano persone di ottima condotta politica e morale”. Una posizione giudicata troppo severa dal Tar secondo cui occorrono “motivazioni particolarmente stringenti ed esaustive” alla base di provvedimenti che incidono sullo svolgimento di una professione e sul diritto al lavoro. “Ciò non giustifica un’attenuazione del rilievo del contrapposto interesse pubblico della sicurezza  – si legge nella sentenza – permanendo invece l’esigenza di vagliare con rigore la sussistenza del possibile pericolo di abuso delle armi”. E ancora: “Il provvedimento di diniego di detenzione delle armi deve essere suffragato da una motivazione più rigorosa, frutto di una istruttoria più stringente rispetto a quella che potrebbe invece ordinariamente sorreggere analoghi provvedimenti emanati nei confronti di soggetti che non svolgono tale attività professionale e per i quali la disponibilità delle armi non costituisce in alcun modo un diritto”.
Ultimo elemento portato ai giudici: il tratto psicologico della donna che mise poi in vendita la bicicletta con un annuncio pubblico. Per il Tar un atteggiamento che si sarebbe potuto valutare con la “(presunta) buona fede”, per la prefettura “oggetto di considerazione non trasfuso nel provvedimento di revoca”. (nt)

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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