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Commissione parlamentare rischio idrogeologico, salta l’audizione dei sindaci della Val di Bisenzio: “Siamo amareggiati”


Bongiorno, Vivarelli e Lucarini: "Si parla di noi senza ascoltarci, ma servono norme nuove e risposte concrete ai territori”. L'audizione sarà riprogrammata


Alessandra Agrati


È stata annullata all’ultimo momento l’audizione dei sindaci della Val di Bisenzio davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico, che avrebbe dovuto tenersi ieri sera in Prefettura a Prato. L’annullamento, viene spiegato dalla Commissione, “è dipeso da un ritardo sulla tabella di marcia indipendente dalla volontà della Commissione”.
Il presidente si è scusato con i primi cittadini e ha annunciato che l’audizione sarà ripogrammata a breve.
Resta, però, il rammarico per un appuntamento molto atteso, durante il quale i primi cittadini di Cantagallo, Vaiano e Vernio – Guglielmo Bongiorno, Francesca Vivarelli e Maria Lucarini – avrebbero voluto raccontare in prima persona la gestione dell’emergenza e le difficoltà quotidiane dei piccoli comuni montani. “Saimo amareggiati .È da due giorni che la Commissione formula valutazioni senza aver ascoltato chi amministra questi territori – spiegano i tre sindaci in una nota congiunta –. Le situazioni di Firenze, Campi Bisenzio o Montemurlo non sono paragonabili alla nostra. Qui è mancato soprattutto lo Stato, che dovrebbe sostenere e non lasciare soli i territori più fragili”. I sindaci ricordano che il sistema di Protezione civile si fonda su tre principi: sussidiarietà , differenziazione e adeguatezza. “Ma è difficile rispettarli – sottolineano – quando un Comune deve affrontare un’alluvione con appena dodici dipendenti, aprendo oltre trenta procedure di somma urgenza con norme e strumenti amministrativi ormai superati”. Un problema che riguarda gran parte della Toscana. “Con organici così ridotti è impossibile rendere davvero operativi i piani di protezione civile o seguire in modo efficace tutte le procedure. Servono risorse umane, tecniche ed economiche adeguate – insistono –. Se si vuole fare prevenzione, bisogna partire dai territori montani: garantire la loro sicurezza idrogeologica significa proteggere anche le pianure e chi vive a valle”.

Altro punto critico è la normativa idraulica, ancora basata sulla legge 523 del 1904. “È una norma di oltre un secolo fa, inadatta ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico – osservano –. Non bastano protocolli o piani sulla carta: servono leggi moderne, più semplici e realmente operative. In territori come i nostri può anche scadere un piano di protezione civile, ma non scade mai il bisogno di personale e risorse”. I primi cittadini denunciano inoltre la sovrapposizione di competenze: “Sul corso di un fiume intervengono Regione, Autorità di bacino, Consorzio di bonifica, Polizia idraulica, Provincia e Comuni. Tutti hanno poteri, ma alla fine nessuno decide davvero. Serve un Testo unico che chiarisca ruoli e responsabilità”. Anche il sistema delle “somme urgenze” mostra limiti evidenti: le aziende che intervengono in emergenza ricevono solo un anticipo del 50% e il saldo a lavori conclusi. “Chi deve comprare materiali o pagare dipendenti non può attendere mesi – spiegano –. Così diventa sempre più difficile trovare imprese disposte a intervenire”.
“Ci sorprende – concludono Bongiorno, Vivarelli e Lucarini – leggere sulla stampa valutazioni di una Commissione che non ha ancora ascoltato i rappresentanti della Val di Bisenzio. Noi siamo disponibili a collaborare, ma solo se l’obiettivo è costruire soluzioni concrete. Ogni giorno perso nella burocrazia rende il territorio più fragile. I contributi regionali ai privati sono già arrivati, ma quelli statali si fanno ancora attendere: è ora che arrivino anche i fatti, non solo le parole”.

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