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Colpi di pistola al pronto soccorso, le reazioni. Gli infermieri: “Subito strumenti di tutela e prevenzione per chi lavora nei servizi sanitari”


Gli Ordini delle professioni infermieristiche della Toscana battono i pugni sul tavolo e chiedono a Regione, prefetture, Asl e forze dell'ordine interventi strutturali: "Non è un caso isolato, in molti ospedali si segnalano aggressioni e violenze". Melani (FdI): "Quanto accaduto è di una gravita inaudita". Uil Fp: "Attrezzare il pronto soccorso con camere di sicurezza". L'Alternativa c'è: "Taser necessario". Belgiorno (Futuro Nazionale): "Scudo penale per l'agente"


Nadia Tarantino


“La violenza non può essere considerata un rischio inevitabile della professione sanitaria. Le cause di questo fenomeno richiedono un’analisi seria e interventi strutturali, attraverso il coinvolgimento della Regione, delle aziende sanitarie, delle prefetture, delle forze dell’ordine, degli Ordini professionali e di tutti i soggetti competenti”. Così gli Ordini delle professioni infermieristiche della Toscana (Opi) dopo quanto successo domenica pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale di Prato (leggi). Violenze, aggressioni, danneggiamenti, devastazioni: tanti gli episodi al Santo Stefano prima dei colpi di pistola esplosi ieri da un agente della polizia penitenziaria per fermare il tentativo di evasione di un 22enne in stato di arresto. Un episodio che spinge Opi a chiedere interventi, soluzioni. “Quanto accaduto a Prato non può essere considerato un fatto isolato – viene detto – nella stessa giornata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, un infermiere è stato aggredito e colpito al volto con un pugno. Anche dal territorio pistoiese continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni ai danni del personale sanitario. Richiamiamo la legge 14 agosto 2020, numero 113, che ha riconosciuto la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela nei confronti di chi opera quotidianamente nei servizi sanitari: è necessario che agli strumenti della normativa corrispondano misure organizzative efficaci”.

“Non è la prima volta – dice Roberto Cesario, segretario territoriale del NurSind di Prato – che succedono gravi fatti di violenza all’ospedale di Prato. Ieri pomeriggio, però, si sono raggiunti livelli mai visti finora, con sanitari e cittadini che si sono trovati ad assistere alla scena e conseguente fuggi fuggi e paura. Prato è una realtà complessa, con tassi di criminalità ed episodi di violenza che si riflettono inevitabilmente sul pronto soccorso, che rappresenta il primo presidio del territorio. Il personale infermieristico e sanitario lavora da anni in condizioni di costante insicurezza, subendo aggressioni verbali, fisiche e trovandosi esposto a rischi inaccettabili per la propria incolumità. Quello che ci domandiamo è cosa sarebbe potuto succedere se la polizia non si fosse già trovata al pronto soccorso? E’ per questo che ormai da tempo chiediamo, e da oggi con ancora più forza, l’istituzione del posto di polizia aperto 24 ore su 24 a tutela diretta e garanzia d’incolumità per tutto il personale sanitario e gli utenti dell’ospedale. Curare è il nostro dovere, lavorare in sicurezza è un nostro diritto: la tutela della comunità e di chi se ne prende cura dev’essere un obiettivo primario che la politica deve garantire. Come sindacato siamo vicini a tutto il personale sanitario, agli utenti e al personale della polizia penitenziaria che si sono trovati coinvolti in questo drammatico evento”.
Sui fatti di ieri si registra l’intervento della consigliera comunale di FdI, Dania Melani: “Quello che è successo al pronto soccorso di Prato è di una gravità inaudita. E’ assurdo che gli utenti in attesa si ritrovino ad avere paura ed è impensabile che medici e infermieri si ritrovino a dover lavorare in una situazione del genere. Mi auguro che chi di dovere intervenga per fare luce su quanto accaduto, Solidarietà agli agenti”.  
Il segretario regionale Uil Fp polizia penitenziaria, Eleuterio Grieco, chiede camere di sicurezza per gli arrestati e per i detenuti inviati al pronto soccorso degli ospedali della Toscana. “Oltre alle camere di sicurezza, dare assistenza in carcere mediante telemedicina per evitare invii immediati ai pronto soccorso da parte dei medici delle carceri che altro non fanno che adottare medicina difensiva con tutti codici bianchi e nessun ricovero, con costi per la collettività. Chiedo agli assessori competenti se sia mai stato quantificato il costo dell’assistenza sanitaria penitenziaria della Regione visto che un detenuto riceve assistenze e cure che un cittadino toscano non ha. Giusto fare visite in carcere ma gli assessori si preoccupino anche di ascoltare chi in carcere lavora e può dare un contributo”.
E quanto successo ieri riporta alla ribalta il tema del taser. “Il ferimento di un detenuto da parte di un agente della polizia penitenziaria – scrivono in un comunicato il consigliere comunale de L’alternativa c’è, Jonathan Targetti, e Aldo Milone – dimostra ancora una volta quanto sia necessario dotare le forze dell’ordine del taser. Il segretario della Uil Fp polizia penitenziaria, De Fazio, ha sottolineato con chiarezza che se l’agente avesse avuto in dotazione il taser, non sarebbe stato costretto a ricorrere alla pistola per fermare la fuga. “Questo fatto – dicono Targetti e Milone – è una risposta al segretario Avs, Laschi, che ha dichiarato la propria contrarietà a ricorrere all’utilizzo del taser da parte della polizia locale. Possiamo facilmente immaginare quale sarebbe stata la sua reazione se l’agente avesse ferito anche un operatore sanitario: con ogni probabilità avrebbe chiesto il disarmo di tutte le forze di polizia. È l’ennesima dimostrazione di quanto una parte del Campo largo sia ormai lontana dalla realtà e del tutto ideologizzata. Ci auguriamo che il Partito Democratico e le liste civiche di maggioranza abbiano posizioni ben diverse da quelle di Avs e assumano un atteggiamento coerente e responsabile quando, ci auguriamo molto presto, in Consiglio Comunale verrà discussa e votata la nostra mozione sul taser alla polizia locale”.

Si schiera con l’agente che ha sparato, Claudio Belgiorno, capogruppo consiliare di Futuro Nazionale: “Come gruppo consiliare, siamo e saremo sempre dalla parte delle forze dell’ordine dice -. Desidero esprimere la mia solidarietà agli agenti della polizia penitenziaria ed in particolar modo all’agente indagato. La sicurezza è un tema fondamentale, ancor più in luoghi come il pronto soccorso, e chi deve garantire l’incolumità dei cittadini deve essere messo nelle migliori condizioni di legge per poterlo fare. In quest’ottica, Futuro Nazionale ha già proposto a livello nazionale lo “scudo penale” per gli esponenti delle forze dell’ordine ed una possibilità più ampia dell’utilizzo dell’arma di ordinanza, se e quando la situazione lo rende necessario”. “Quel che è successo ieri al pronto soccorso è inaccettabile – prosegue Belgiorno -. Un pensiero, oltre che agli agenti ed agli utenti che si sono trovati loro malgrado a dover assistere ad una scena ignobile, va anche ai medici ed agli infermieri. Servono in primis più controlli, anche perché non è la prima volta che il pronto soccorso diventa teatro di episodi di cronaca. Ed allo scopo, penso che un presidio della polizia locale all’interno della struttura possa essere un’idea valida da prendere in considerazione quanto prima”.

Concetti ribaditi anche da Claudiu Stanasel della Lega Prato: “Un agente che interviene in una situazione di pericolo – dice -deve poter contare sulla certezza di essere tutelato quando agisce secondo la legge e nell’adempimento delle proprie responsabilità. Mi auguro che venga fatta piena chiarezza e che siano valutati tutti gli elementi con equilibrio, senza processi mediatici e senza pregiudizi. La sicurezza dei cittadini passa anche dalla sicurezza di chi ogni giorno è chiamato a garantirla”.

 

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