Stop alla circolazione libera dei detenuti all’interno della struttura, immediata messa in sicurezza degli spazi destinati al personale, presa in carico delle segnalazioni inoltrate dai lavoratori, azione decisa per l’accertamento delle responsabilità. E’ insieme un grido d’aiuto e una ferma denuncia quella che arriva dalla Rsu del carcere della Dogaia a pochi giorni dall’aggressione alla funzionaria dell’area educativa, raggiunta nel suo ufficio da un detenuto che ha tentato di colpirla lanciandole contro una scrivania.
“Personale al macello – le parole di Mattia Emiliano – l’aggressione dei giorni scorsi è la prova definitiva di un sistema che non tutela più i propri lavoratori”.
Nel mirino finisca prima di tutto la cosiddetta ‘sorveglianza dinamica’, vale a dire la possibilità per i detenuti di “circolare liberamente e senza scorta per quasi tutta la struttura”. “In assenza di filtri strutturale e di un numero adeguato di personale di vigilanza – spiega il componente della Rsu – tale libertà di movimento si traduce in una totale assenza di distanza di sicurezza tra i detenuti e il personale civile e sanitario. Lasciare che soggetti potenzialmente violenti raggiungano indisturbati uffici e infermerie è una scelta gestionale, una scelta che mette consapevolmente a rischio l’incolumità di chi lavora”.
Per quanto riguarda l’area sanitaria del carcere, Mattia Emiliano punta il dito contro la “valanga di segnalazioni ignorate”: “Dal confronto con la responsabile, ho riscontrato segnalazioni interne, prodotto dal personale, per minacce e situazioni di pericolo. Segnalazioni – si spiega – rimaste prive di riscontri concreti. Medici, infermieri, educatori e insegnanti condividono gli stessi spazi insicuri e la stessa sensazione di abbandono istituzionale”.
Dalla Rsu viene sottolineato anche che “già il 18 febbraio era stata depositata una nota ufficiale per segnalare situazioni di estremo rischio per il personale”: “Avevo denunciato tensioni operative e la mancanza di adeguate misure di prevenzione – ancora Mattia Emiliano – quella segnalazione è rimasta inascoltata, lasciando il personale esposto a rischi che si sono puntualmente verificati”.
Le richieste: “superamento della libera circolazione incontrollata dei detenuti”, “messa in sicurezza dei luoghi di lavoro con interventi strutturali urgenti negli uffici e nelle infermerie, intervento ispettivo del Provveditorato regionale per l’accertamento della situazione ed eventuali misure”.
Una denuncia che si somma alle decine che nel corso del tempo sono piovute sul carcere di Prato da parte delle organizzazioni sindacali. Da molto tempo, come dimostrano anche le inchieste della procura e la lunghissima scia di aggressioni, violenze, rivolte, la Dogaia è nell’occhio dei ciclone. “La sicurezza non è un optional – conclude Mattia Emiliano – il diritto alla salute e alla vita dei lavoratori del carcere di Prato deve tornare a essere prioritario. In assenza di risposte, la Rsu agirà in ogni sede, comprese quelle giudiziarie, per denunciare le violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro”.
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