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Caporalato e violenza nell’azienda Acca di Seano: gli imputati davanti al giudice


Al via il procedimento a carico di due imprenditori cinesi e di due pakistani accusati a vario titolo di sfruttamento del lavoro, lesioni e rapina aggravata. Diversi i pestaggi per soffocare le rivendicazioni sindacali degli iscritti a Sudd Cobas. I fatti risalgono al 2023-2024


Nadia Tarantino


Pugni, sprangate e perfino un tentativo di strangolamento. Agguati in piena notte, aggressioni messe in atto per bloccare la rivolta sindacale dei lavoratori che chiedevano il riconoscimento dei loro diritti. Caporalato e violenza: una delle vertenze più dure ingaggiate da Sudd Cobas, quella contro lo sfruttamento alla Acca srl, azienda a conduzione cinese con sede a Seano, attiva nel settore della logistica e del facchinaggio, è arrivata davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato. Quattro gli imputati: due cinesi di 40 e 41 anni, gestori di fatto della Acca srl (avvocato Marco Barone), e due pakistani di 46 e 57. Sfruttamento l’accusa per tutti alla quale si aggiungono, soltanto però per il pakistano più giovane (difeso dagli avvocati Federico Febbo e Cristiano Toraldo) quelle di lesioni e rapina aggravata nei confronti di sei connazionali, tutti costituiti parte civile assieme ad altri lavoratori (indiani, malesi, afghani, nigeriani, ghanesi, senegalesi) in un elenco che al momento è fermo a 32 ma che pare destinato ad allungarsi.
Una scia di sangue sullo sfondo delle rivendicazioni degli operai: sei di loro, infatti, vennero puniti con i pestaggi ordinati dal ‘caporale’ e messi in atto da picchiatori ad oggi mai identificati. Il ‘caporale’, accusato di essere il mandante, fu arrestato ad aprile dello scorso anno quando l’inchiesta della procura ricostruì le spedizioni punitive denunciate da Sudd Cobas. L’uomo, oggi, è sottoposto al divieto di dimora nelle province di Prato, Firenze e Pistoia, mentre gli altri imputati solo nella provincia di Prato.
Nelle carte anche tre cooperative con sede legale a Roma e sede operativa a Seano, in via Copernico, stesso indirizzo della Acca. La filiera dello sfruttamento, secondo quanto ricostruito, era composta da due anelli: i pakistani che reclutavano i lavoratori, stipulavano i contratti, controllavano lo svolgimento del lavoro e gestivano i rapporti con il sindacato, e i cinesi che li impiegavano alle loro dipendenze. Lavoro sì ma anche controllo sistematico: gli operai alloggiavano in dormitori messi a disposizione in cambio di 150 euro al mese, così da monitorare i loro spostamenti ed eventuali contatti con il sindacato che stava promuovendo la rivendicazione dei diritti.
Fu l”alzata di testa’ degli operai a scatenare le ritorsioni: minacce, botte, bastonate.
Tra gli episodi, tutti avvenuti di notte oppure all’alba ad opera di picchiatori a volto coperto, quello del 29 aprile 2023 quando un operaio pakistano venne colto di sorpresa alle spalle e aggredito con un tentativo di strangolamento, per poi essere picchiato e derubato della patente necessaria allo svolgimento del lavoro. Il 18 luglio, invece, toccò ad un altro lavoratore pakistano che fu colpito con una mazza di ferro e mandato all’ospedale con diverse fratture al viso. Tra la sfilza di aggressioni anche una fallita il 2 agosto quando la vittima di turno riuscì a dare l’allarme e a mettere in fuga i picchiatori che, in quella occasione, non impugnavano solo bastoni e tirapugni ma anche coltelli.
Gli imputati torneranno in aula ad aprile e a luglio; le difese valuteranno se chiedere riti alternativi o discutere le richieste di rinvio a giudizio.
La Acca srl è tra le imprese di logistica che lo scorso anno sono state destinatarie dei pacchi bomba fatti esplodere a distanza in un quadro – spiegò la procura – “di contrapposizione imprenditoriale con una escalation non solo nel territorio pratese ma anche a livello internazionale” (Spagna e Francia). (nadia tarantino)

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