“L’inchiesta su Tod’s per caporalato aperta dalla procura di Milano è arrivato fino alle province di Prato e di Firenze, e nello specifico in alcune fabbriche di Carmignano e di Scandicci. Quello che emerge è il solito copione: operai costretti a lavorare 12 ore al giorno da lunedì al venerdì per 1.300 euro al mese, in nero. Nel frattempo la procura di Milano ha messo le lenti su altri tredici dei brand principali della moda”. Luca Toscano, leader del sindacato autonomo Sudd Cobas che da anni si batte contro lo sfruttamento e per la responsabilità dei committenti, commenta le notizie che arrivano dalla procura lombarda: “Siamo di fronte ad un sistema che ormai è stato messo a nudo da decine di inchieste giudiziarie e lotte sindacali, e che coinvolge in qualche modo tutte le filiere dell’industria della moda ‘made in Italy’. Filiere costruite su catene di appalti e di subappalti deregolamentati, dove il massimo risparmio sul costo di produzione di scarica sistematicamente sulle condizioni di chi lavora”.
Investigatori da Milano sono arrivati in Toscana intorno a metà novembre con il compito, assegnato dalla procura, di perquisire tre fabbriche collegate ad uno dei fornitori di Tod’s, marchio di Diego Della Valle tra i più importanti al mondo nel settore della pelletteria. Due fabbriche a Scandicci e una a Carmignano, tutte cinesi. Lo scenario? Quello solito: turni lunghissimi, paghe a nero, forza lavoro spinta alla massima produttività, senza attestati di formazione e costretta a condizioni igienico-sanitarie pessime.
“Tutto avviene mentre il Governo italiano – la critica di Luca Toscano – porta in parlamento un disegno di legge che vuole introdurre uno scudo penale per i brand in caso di caporalato e sfruttamento nelle proprie filiere. Non è un segreto che il disegno di legge nasce proprio dai colloqui tra il ministro Urso e Della Valle, di cui lo stesso Urso aveva dato notizia in comunicati ufficiali del ministero”.
Sudd Cobas auspica strade diverse: “Quello di cui abbiamo bisogno sono norme veramente vincolanti per i committenti e le filiere. I brand devono iniziare a stipulare contratti di appalto lungo le filiere con una clausola sociale che blocchi il dumping salariale. Nessun marchio deve più essere libero di cambiare continuamente fornitore senza alcuna responsabilità sul livello occupazionale”.
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