Le temperature roventi di questi giorni non rappresentano un rischio soltanto per anziani e persone fragili. A fare i conti con il caldo estremo sono anche i lavoratori che ogni giorno operano all’aperto, in particolare nel settore edile, dove il sole e le alte temperature possono trasformarsi in un serio pericolo per la salute. Da tre anni la normativa consente alle imprese di ricorrere alla cassa integrazione per il caldo eccessivo, uno strumento simile a quello utilizzato durante i periodi di maltempo. Una possibilità che però, almeno nel distretto pratese, viene ancora utilizzata con moderazione. Nella maggior parte dei casi aziende e sindacati preferiscono trovare soluzioni organizzative che permettano di conciliare la tutela dei lavoratori con le esigenze produttive di un settore che proprio nei mesi estivi concentra gran parte delle attività. Tra le realtà che hanno adottato misure specifiche c’è la Coedil di Ctn. L’azienda ha introdotto la distribuzione di sali minerali per aiutare i dipendenti a reintegrare i liquidi persi con la sudorazione e ha allestito gazebo e aree d’ombra dove gli operai possono ripararsi durante le pause. “La salute dei lavoratori viene prima di tutto – spiega il titolare Roberto Nigi –. Nei cantieri che prevedono lavorazioni sia all’interno che all’esterno cerchiamo di concentrare le attività interne nelle ore più calde della giornata. Quando invece si tratta di cantieri completamente all’aperto, dove è possibile, anticipiamo l’inizio dei lavori alle 5 del mattino per terminare poco dopo mezzogiorno”. Un’organizzazione che richiede flessibilità e che inevitabilmente incide anche sui tempi di realizzazione delle opere. “Le imprese associate stanno adottando orari sempre più elastici – spiega Fabio Bandini, membro di giunta di Confartigianato –. Questo comporta un allungamento dei tempi di lavoro: ciò che prima si riusciva a completare in una settimana oggi può richiedere anche dieci giorni. È però una prassi destinata a consolidarsi, perché le estati sono sempre più lunghe e sempre più calde”. La normativa prevede anche la possibilità di interrompere le attività nelle ore centrali della giornata, indicativamente tra le 12.30 e le 17, per poi riprenderle nel tardo pomeriggio. Una soluzione che tuttavia non sempre risulta semplice da applicare nell’organizzazione quotidiana dei cantieri.
Per il momento il ricorso alla cassa integrazione per il caldo resta comunque limitato. “È uno strumento relativamente recente – aggiunge Bandini – e molte aziende stanno ancora cercando di adattare l’organizzazione del lavoro prima di arrivare alla sospensione delle attività”. Sul tema c’è un confronto costante anche con le organizzazioni sindacali.
“Insieme alle associazioni datoriali stiamo lavorando per individuare soluzioni condivise – sottolinea Stefano Tesi di Filca Cisl Firenze-Prato –. In alcuni casi è più semplice, ad esempio nei cantieri esterni dove si può iniziare a lavorare molto presto. Diventa più complicato quando si interviene in abitazioni private o in contesti urbani dove ci sono limiti di orario”»”. A preoccupare maggiormente sono le lavorazioni in quota, come quelle sui tetti e sulle impalcature. «Le alte temperature possono provocare colpi di calore, cali di pressione e perdita di lucidità – conclude Tesi –. In queste condizioni aumenta anche il rischio di incidenti. Di caldo si può morire, mentre con la pioggia ci si può ammalare”.
Con l’estate appena iniziata e temperature che già sfiorano livelli record, il settore edile si prepara dunque ad affrontare mesi complicati, cercando un equilibrio tra produttività e sicurezza in un contesto climatico che anno dopo anno impone nuove regole e nuove abitudini.
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