L’impianto accusatorio della procura antimafia di Firenze ha retto anche davanti al tribunale del Riesame che ha respinto la richiesta di revoca o alleggerimento delle misure cautelari proposta da undici indagati – tre albanesi e tre cinesi in carcere, tre cinesi e un italiano ai domiciliari e un cinese sottoposto all’obbligo di firma – finiti nell’inchiesta ‘Easy money’ che ha portato allo scoperta di una vera e propria banca clandestina al servizio del narcotraffico gestito dalla criminalità italiana e dei pronto moda che fanno affari in mezza Europa. Su undici misure discusse, solo una è stata alleggerita trasformando gli arresti domiciliari in obbligo di firma. Per il resto, tutto confermato compreso il carcere per Keke Pan, il cinese di 50 anni, ritenuto a capo della banca che, sia dalla sua sede centrale a Prato che dalle succursali sparse in Europa, consentiva sia pagamenti non tracciati delle partite di droga importate in Italia da clan della Camorra, della ‘Ndrangheta e della Sacra corona unita, che la riscossione a nero dei capi di abbigliamento esportati dai pronto moda del distretto pratese. Un incrocio ricchissimo: la banca, secondo le indagini dello Sco e della Squadra mobile di Prato coordinati dai sostituti della dda fiorentina, Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, avrebbe movimentato fino a cento milioni di euro l’anno accontentando clienti di tutto rispetto come, appunto, importanti famiglie della criminalità organizzata in Calabria, Campania e Puglia, gruppi albanesi inseriti a pieno titolo nel sistema del narcotraffico, imprenditori al vertice di società di pronto moda e confezioni in grado di smistare migliaia e miglia di capi di abbigliamento da nord a sud dell’Europa. ‘Fiumi invisibili’ di soldi ma anche gestione dei clandestini, fatti entrare in Italia dopo lunghissimi e difficilissimi viaggi, tutti destinati alla manodopera a basso costo nelle fabbriche cinesi.
La decisione del Riesame ricalca quasi tutte le precedenti a carico di altri indagati che avevano presentato ricorso subito. Inchiesta imponente: 41 misure cautelari, 16 denunce a piede libero. Le accuse, a vario titolo: associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, traffico internazionale di stupefacenti, evasione fiscale, immigrazione clandestina.
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