Nelle scuole di Prato quasi un alunno ogni tre è di origine straniera. Una percentuale del 28% che è nettamente la più alta tra le province italiane e doppia ampiamente quella nazionale che è del 10,6%. I dati, riferiti nel corso del convegno “Scuola plurale” che si è tenuto al Museo del Tessuto, non sorprendono se si considera che quasi un quarto dei residenti nel comune di Prato risulta essere di origine straniera: per la precisione al 31 dicembre scorso erano 48.793 su un totale di 196.277 iscritti all’Anagrafe. La parte del leone la fanno i cinesi che con 31.482 residenti rappresentano la comunità più numerosa. Tra i residenti stranieri, crecono comunque le seconde generazioni: 9.022 risultano infatti essere nati a Prato e 2.422 in Italia.
La presenza di una così alta percentuale di bambini e ragazzi con famiglie fa, naturalmente, della scuola di Prato una sorta di laboratorio delle politiche di inclusione con importanti riflessi anche sulla didattica. Un aspetto sul quale non c’è molta attenzione a livello nazonale ma che vede il Comune di Prato in prima fila come ha sottolineato l’assessore all’Immigrazione Simone Mangani: “Confrontiamo i sistemi territoriali che gli enti locali insieme ai partner del terzo settore e agli altri livelli di governo hanno messo in piedi nel corso del tempo – dice – sostituendosi all’assenza dello Stato in tema di politiche di inclusione scolastica in riferimento a territori come il nostro in cui la percentuale di alunni con background migratorio è particolarmente elevata”.
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