Ci ha messo sette anni per liberarsi dall’infamante accusa di aver maltrattato, minacciato e picchiato la convivente. Sette anni di inferno, passati a difendersi in ogni sede, a urlare la propria innocenza, a disperarsi per paura che quelle menzogne potessero essere più forti della verità. Ora che l’incubo è finito, lui, vigile del fuoco di 57 anni, assolto definitivamente, vorrebbe che chi rovina la vita di un innocente venisse punito con pene severe. Un principio sacrosanto. “Le false accuse – dice – distruggono la vita e io ne so qualcosa”. Il reato c’è ma non basta. Il vigile del fuoco, per esempio, avrebbe potuto denunciare la ex per calunnia, ma da quando è stato accusato – e indagato – è passato troppo tempo e ormai la prescrizione è vicinissima.
Da qualche giorno è online una petizione promossa dal 57enne. “Questa petizione non è contro le donne – si spiega – è contro chi usa il dolore delle vittime vere come arma per rovinare la vita di un innocente”.
L’istanza chiede la riforma urgente del reato di calunnia con due cardini su tutti: l’introduzione di pene più severe e allungamento dei tempi di prescrizione. “Le istituzioni – viene spiegato – devono intervenire quanto prima per rivedere e rafforzare le sanzioni previste per il reato di calunnia e per assicurare che la prescrizione non diventi scappatoia per chi commette questo reato. Serve una legge che tuteli le persone innocenti e che renda giustizia a chi subisce il peso di false accuse. La riforma della legge serve per ristabilire l’equilibrio e la fiducia nel sistema giudiziario italiano”.
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