Dopo la petizione e la camminata solidale, arriva anche il ricorso al Tar. I residenti di via Barni e delle strade limitrofe hanno deciso di autotassarsi per sostenere le spese legali e avviare un’azione giudiziaria finalizzata a impedire l’accensione dell’antenna 5G e, in un secondo momento, a chiederne la rimozione.
“Si tratta di un grosso sacrificio economico – spiega Giovanni Mingolelli , tra i cittadini più attivi nella mobilitazione – ma purtroppo non abbiamo altra scelta. Dopo un primo colloquio con il commissario, all’inizio di maggio, non abbiamo più ricevuto alcuna comunicazione e temiamo che l’attivazione dell’antenna sia ormai imminente. Nei giorni scorsi, inoltre, sarebbero già stati effettuati alcuni test di funzionamento per qualche ora”.
Tra gli aspetti che i legali stanno valutando c’è anche la situazione di Giuseppe Capuozzo, padre di una bambina di 8 anni affetta da sindrome dello spettro autistico. Secondo il suo racconto, dalla comparsa dell’antenna la figlia avrebbe manifestato cambiamenti nel comportamento. “Probabilmente l’impianto rientra nel suo campo visivo e la disturba. Da quando è stato installato è diventata più irrequieta e, soprattutto, non vuole più uscire in giardino o sul terrazzo, luoghi che ha sempre amato frequentare. Mia figlia soffre anche di iperattività e questo cambiamento ci preoccupa molto”.
Capuozzo racconta di aver scritto al prefetto, al Comune e alla società Iliad senza però ricevere risposte. Per questo ha deciso di avviare una protesta personale: “Per tutto il mese di giugno, dal lunedì al venerdì, al termine del lavoro, allestirò un banchetto in piazza del Comune per sensibilizzare i cittadini e manifestare il mio dissenso. Sarò presente anche il sabato mattina”.
alessandra agrati
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