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“Androgynous. Portrait of a Naked Dancer” chiude la stagione del Metastasio


In prima nazionale, da domani a domenica 12 aprile al Teatro Fabbricone, lo spettacolo scritto e diretto dall’artista argentina Lola Arias


Alessandra Agrati


In prima nazionale, da giovedì 9 a domenica 12 aprile, il Teatro Fabbricone ospita Androgynous. Portrait of a Naked Dancer, spettacolo scritto e diretto dall’artista argentina Lola Arias, figura poliedrica della scena contemporanea. Scrittrice, performer e regista teatrale e cinematografica, Arias è nota per il suo teatro documentario, capace di muoversi nei territori di confine tra arte e politica, fondendo realtà e finzione e coinvolgendo spesso persone non professioniste — veterani, ex militanti, madri, rifugiati — in un processo creativo profondamente umano. (feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30).
Accanto all’interprete River Roux, performer androgino e pole dancer che ha attraversato generi e spazi sfidando tabù e rivendicando il diritto all’innovazione performativa dei sex worker, lo spettacolo ricostruisce le performance di Anita Berber, figura eccentrica e rivoluzionaria della Berlino degli anni Venti. Icona di stile e ballerina fuori dagli schemi, Berber abbandonò presto la formazione classica per liberarsi da ogni inibizione, anticipando persino figure come Josephine Baker. Fu tra le prime a esibirsi nuda in un assolo a Berlino, a recitare in film censurati nella Repubblica di Weimar per i loro contenuti “immorali”, e a introdurre l’androginia nella moda indossando lo smoking ben prima di Marlene Dietrich. Dichiarò apertamente la propria bisessualità e, per questo insieme di trasgressioni, fu più volte perseguita dalle autorità: oltre cento i rapporti di polizia a suo carico. Morì a soli ventinove anni, in circostanze misteriose, in un ospedale di Kreuzberg.
Come accadeva a Berber cento anni fa, anche oggi River Roux porta in scena la tensione tra desiderio e vergogna che attraversa i corpi non conformi al genere, dentro e fuori l’industria del sesso. In uno spazio che richiama un night club, Roux, insieme a Bishop Black — artista con un percorso che intreccia performance art, drag, burlesque e cabaret queer della Germania tra anni ’80 e ’90 — e Dieter Rita Scholl, erede delle lotte e delle culture dei movimenti gay, ripercorre le tracce delle figure leggendarie della Berlino degli anni Venti. I performer incarnano i loro alter ego di un secolo fa, ricostruendo — a partire da materiali frammentari come recensioni, fotografie, film muti e rapporti di polizia — danze e azioni sceniche che, all’epoca, risultavano radicali e provocatorie per una società appena uscita dalla Prima guerra mondiale. Intorno allo spettacolo, giovedì 9 aprile alle ore 19, nel foyer del teatro, è in programma un incontro del ciclo Sorsi di Teatro, a cura di Luisa Bosi.

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