Questa sera, lunedì 8 dicembre alle 21 al Teatro Metastasio Prato, prestigiosa anteprima della trentunesima edizione di Metastasio Jazz – in programma a febbraio e marzo – con il concerto della “Fire! Orchestra”, nell’esecuzione del nuovo lavoro ancora inedito su disco “Words”. Guidata dal compositore e sassofonista Mats Gustafsson e dal bassista Johan Berthling, entrambi svedesi, l’orchestra è uno dei collettivi più in vista del new jazz contemporaneo.
Intanto da domani, martedì 9 dicembre a domenica 14 dicembre al Teatro Magnolfi, l’attore Andrea Cosentino affronterà un “Trash test” con o contro l’intelligenza artificiale, ovvero un collaudo distruttivo delle potenzialità dell’AI di produrre materiali teatrabili che coinvolge direttamente il pubblico in un’esperienza partecipativa e imprevedibile, prodotta dal Teatro Metastasio di Prato.
Si tratta di un vero e proprio happening dal vivo, un esperimento teatrale distruttivo e giocoso in cui insieme agli spettatori Cosentino mette in discussione il concetto di autore e il ruolo dell’arte nell’era dell’intelligenza artificiale chiedendo a Peppì – una versione semi-domestica di ChatGpt sua coprotagonista sulla scena – di generare scene, dialoghi e trame sempre nuove, per verificarne all’istante la tenuta drammatica e ironica. Il pubblico suggerisce situazioni, personaggi, input bizzarri. Peppì risponde diligente, generando micro-scene, dialoghi, fiabe improbabili. Ma quel che arriva sullo schermo è una lingua morta, politicamente corretta, intrisa di retorica e cliché. Il teatro non è nel testo che viene generato, ma nello sguardo ironico e vivo che Cosentino gli getta addosso. Ogni volta che l’IA produce una “scenetta”, Cosentino la legge, la interpreta, la dissacra. Ride, si arrabbia, la smonta in diretta, creando un meta-teatro che è puro controcanto. Il pubblico ride con lui, non della macchina, ma della nostra ingenuità nel crederla creativa.
Attraverso un linguaggio clownesco, provocatorio e insieme poetico, viene screditata la pretesa di produrre senso e contenuti dell’intelligenza artificiale e viene ribadita la priorità del performativo sul letterario. È una festa dissacrante per ridere dell’eccesso di testi che inonda la rete e, allo stesso tempo, per riconnettersi alla dimensione viva e concreta del teatro: un teatro che non fa testo, perché gioca a disfare testi, gettandoli nel mezzo dell’arena e facendogli la festa.
Intorno al lavoro, mercoledì 10 dicembre dopo lo spettacolo è previsto un incontro di approfondimento a cura dei critici Alessandro Iachino e Giuseppe Di Lorenzo che insieme ai ragazzi che partecipano alla redazione di Nebulosa 2526 intervisteranno l’artista.
Riproduzione vietata