“Il presidio non autorizzato provoca danni diretti anche alla Acca che ha già ricevuto oltre cinquanta richieste di risarcimento danni. Tutto ciò rischia di azzerare la possibilità di una soluzione positiva della crisi aziendale”. A diciotto giorni dall’inizio dello sciopero, a quattordici dagli scontri con operai e sindacalisti e a quattro dallo sgombero del picchetto, l’azienda di logistica rompe il silenzio. Rompe il silenzio per spiegare la sua posizione, per dire di non aver avuto nessun ruolo nella decisione di allontanare i manifestanti dal piazzale del suo stabilimento, in via Copernico a Seano, per dire che il tavolo istituzionale convocato dalla Provincia di Prato è l’unica sede di confronto con le istituzioni e il sindacato, e per dire, soprattutto, che nessun licenziamento è stato formalizzato.
Acca, insomma, avrebbe messo le mani avanti in prospettiva di quello che sta per accadere in questi giorni: “Entro la prima metà di luglio – scrive l’azienda in un comunicato stampa – l’immobile di via Copernico è soggetto a sfratto esecutivo. Pertanto la società, già gravata da un sequestro relativo ad un procedimento penale in corso, si è venuta a trovare in un’evidente difficoltà di gestione e per questo non si sarebbe potuta escludere la cessazione dell’attività. A oggi si precisa che nessuna decisione definitiva è stata assunta e che nessun licenziamento era ed è stato intimato”.
Gli altri punti del comunicato riguardano lo sforzo che l’azienda di logistica starebbe compiendo per ricomporre il quadro: “Si sta cercando di individuare, come già ribadito al tavolo istituzionale convocato dalla Provincia di Prato e dai Comuni interessati, una soluzione alla crisi aziendale, nel rispetto dei diritti di tutti, lavoratori compresi. Non è stata mai nascosta la difficoltà in cui versa l’azienda e che è stata dettagliatamente illustrata al tavolo istituzionale”.
Quanto ai fatti del 3 luglio, Acca precisa che “lo sgombero dei manifestanti e il tentativo di restituzione della merce contenuta nel fabbricato della società, sono dipesi da un provvedimento della procura, a seguito di un procedimento penale aperto a carico dei manifestanti Sudd Cobas, Acca – si legge ancora – è comunque estranea all’origine del provvedimento della procura che si è attivata a seguito di denunce sporte da varie imprese, proprietarie dei beni collocati dentro il magazzino”.
E mentre viene ribadito che l’unica sede di confronto resta il tavolo istituzionale in Provincia, Acca prospetta uno scenario direttamente collegato a quanto successo nel corso della vertenza: “E’ necessario segnalare – è scritto nel comunicato stampa – che il presidio non autorizzato sta provocando enormi difficoltà a tutte le aziende, che legittimamente reclamano di rientrare in possesso della loro merce, stoccato presso lo stabilimento. Tutto questo provoca danni diretti alla Acca che non potrà incassare le fatture relative alle spedizioni della merce illegittimamente bloccata e dovrà risarcire i danni che i singoli clienti patiscono e patiranno. Si precisa – fa sapere l’azienda – che sono già arrivate oltre cinquanta richieste di risarcimento danni: tutto ciò rischia di azzerare la possibilità di una soluzione positiva della crisi aziendale. Il perpretarsi di tale situazione rischia di compromettere anche l’attività di tutte le aziende produttrici, con evidente ricadute dal punto di vista occupazionale: paradossalmente – viene sottolineato – l’azione di picchettaggio ostruzionistico di Sudd Cobas mette a rischio altri posti di lavoro”.
Infine l’auspicio che “si possano mitigare i toni del confronto, riprendendo il dialogo”.
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