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Abusi edilizi al Beste Hub: il Comune ordina di demolirli dopo due accertamenti e il Tar gli dà ragione. La replica della proprietà


Secondo la polizia municipale durante i lavori di ristrutturazione dello storico lanificio Affortunati sarebbero stati fatti interventi senza autorizzazione. Nel maggio 2023 l'ordine di demolizione contro il quale l'azienda aveva presentato il ricorso ora respinto. La proprietà annuncia ricorso al Tar: "Sentenza che rispettiamo anche se non affatto condivisibile. L'opera di ristrutturazione fatta con passione dovrebbe rappresentare un modello virtuoso cui ispirarsi"


Nadia Tarantino


Un complesso produttivo storico restituito a nuova vita dopo anni di inutilizzo, ma la rinascita ne ha stravolto l’impianto originario tanto da scatenare una lite giudiziaria. Il contenzioso, arrivato nei giorni scorsi davanti ai giudici del Tar, mette di fronte il Comune di Prato e Santi Srl e Beste spa, rispettivamente proprietario e conduttore dell’immobile. Oggetto della discussione, l’intervento di ristrutturazione che ha resuscitato il vecchio lanificio Affortunati, in via Bologna a San Martino, trasformandolo nel Beste Hub, moderno polo improntato all’innovazione tessile dove gli uffici e lo showroom dell’omonima azienda, il cui cuore produttivo è a Cantagallo, convivono con uno spazio per eventi di vario genere. Secondo il Comune, la ristrutturazione sarebbe sconfinata in una serie di opere realizzate senza titolo. Una tesi accolta dal Tar che ha respinto le richieste di Santi e Beste di annullare l’ordine di demolizione notificato dall’ente che, dunque, si aggiudica il primo round (prevedibile il ricorso al Consiglio di Stato).
La storia. Qualche anno fa gli imprenditori a capo della Beste puntano sul recupero dell’ex lanificio Affortunati dismesso dalla fine degli anni ’80 dopo quasi cinquant’anni di attività. L’immobile viene acquisito da Santi Re srl e ceduto in locazione a Beste spa che si trova di fronte all’opportunità di ‘sbarcare’ a Prato con una vetrina di grande richiamo rilanciando uno dei luoghi per eccellenza della storia tessile pratese. Luogo tanto storico da essere compreso nell’elenco dei ‘complessi di archeologia industriale’, un immobile, cioè, sottoposto a vincoli che, pure autorizzando interventi di ristrutturazione e adeguamento, puntano alla conservazione della struttura natale.
Nel 2021, Santi Re presenta al Comune la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) per i lavori di ristrutturazione. Lavori che cominciano e arrivano al traguardo. Inaugurazione a settembre 2021 con il taglio del nastro dell’allora ministro del Lavoro, Orlando.
La polizia municipale compiie due sopralluoghi: il primo a dicembre 2022, l’altro a febbraio 2023. I verbali parlano di “esecuzione di opere edilizie senza titolo”. Corposo l’elenco delle (presunte) irregolarità rilevate dagli agenti: dall’”inserimento nella muratura della facciata di tre riquadri ornamentali illuminati” all’”installazione di una struttura soppalcata di 200 metri quadrati”, dalla “realizzazione di un vestibolo d’accesso di 26 metri quadrati” all’”installazione di una parete apribile in  legno e vetro nella sala riunioni al fine di realizzare un vano da 29 metri quadrati”, dall’”utilizzo del locale mensa al primo piano come ufficio” all’”installazione di un campo per il padel nella corte interna”.
Il 30 maggio 2023 viene notificato l’ordine di demolizione delle opere “in quanto eseguite in totale difformità dalla scia presentata”. Nel frattempo la controparte sana solo una delle contestazioni, vale a dire il campo da padel che viene rimosso.
Santi Re e Beste non ci stanno e ricorrono al Tar e per ogni opera ritenuta non conforme dal Comune spiegano i loro motivi; nessuno viene accolto e addirittura i giudici amministrativi, per quanto riguarda il soppalco, scrivono nella sentenza che “la struttura, edificata con la posa di 18 pilastri circolari a base quadrata imbullonati a terra e travi di legno con un sistema di ancoraggio alla parete perimetrale e al soffitto, avrebbe richiesto per la sua realizzazione anche il deposito dei calcoli strutturali all’ufficio del Genio civile per la forte incidenza che la stessa determina sui solai di copertura”.
Il Tar spiega anche la necessità di “valutare globalmente gli interventi eseguiti nella loro complessiva idoneità a determinare una trasformazione non consentita dell’immobile perché tendente a manipolarne la struttura architettonica, sia interna che esterna”. In pratica, i giudici hanno applicato un ragionamento di giurisprudenza amministrativa secondo il quale un abuso edilizio deve essere valutato nella totalità di quanto realizzato e non valutato su ciascuno opera contestata.
Santi Re e Beste sono state condannate a pagare tremila euro di spese di lite al Comune.
LA REPLICA – La vicenda giudiziaria continuerà. Santi Re e Beste, infatti, hanno annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. “Le sentenze dei giudici, prima di tutto, si rispettano anche se, come in questo caso, non sono affatto condivisibili”, l’incipit di un comunicato stampa diffuso nel tardo pomeriggio. Le due società ripercorrono brevemente i fatti che hanno portato ad instaurare il contenzioso riguardo ai presunti abusi edilizi (“peraltro relativi esclusivamente ad allestimenti successivi alle opere edili di ristrutturazione”), e sottolineano che “l’opera di ristrutturazione dell’edificio dovrebbe rappresentare un modello virtuoso cui ispirarsi, piuttosto che un’opera su cui agire con richieste paradossali di demolizione di attrezzature funzionali al suo uso produttivo”. E ancora, rimarcando che la “sentenza del Tar sarà, senza esitazione alcuna, impugnata”, Santi Re e Beste parlano di cosa è stato il recupero dell’immobile: “Riteniamo di aver restituito alla città un simbolo identitario, salvaguardandone i caratteri formali e la funzione storica legata alla produzione tessile più di quanto non fosse previsto dal Piano operativo del Comune di Prato”. Va da sé che non ci saranno ripercussioni sull’attività di Beste Hub: “Continueremo ad utilizzare – si legge nel comunicato – le attrezzature per le attività industriali per le quali l’edificio lo abbiamo acquistato e ristrutturato con tanta passione e nel rispetto della  normativa vigente, e saremo lieti di continuare ad accogliere eventi a carattere culturale, artistico, politico, sportivo oltre che filantropico e che negli anni hanno reso questo luogo ancora più iconico per la città”. Infine una proposta: “Sarebbe nostra premura aprire una discussione più ampia sulla rigenerazione della città e del suo tessuto urbano, identificando quali siano i valori ai quali fare riferimento nel percorso di progettazione e quali flessibilità si debbano individuare per restituirli alle nuove funzioni: la nostra esperienza potrebbe rappresentare – concludono Santi Re e Beste – un utile percorso per il progetto del nuovo Piano operativo”.  (nadia tarantino)

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(N° 4 del 14/02/2009)
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