Sette anni fa fu denunciato dalla convivente (oggi ex) per maltrattamenti, minacce e percosse. Una denuncia che tre anni dopo, al termine del processo con rito abbreviato, sfociò in un’assoluzione ‘per non aver commesso il fatto’ e che ora diventa definitiva perché la stessa sentenza, pronunciata in Appello, non è stata impugnata. “La verità, alla fine, ha prevalso. Ho pagato un prezzo altissimo, soprattutto nel rapporto con mio figlio, e questo è qualcosa che nessuna sentenza potrà restituirmi completamente” scrive sul suo profilo Facebook l’uomo, 57 anni, pratese, vigile del fuoco, una posizione sociale e la determinazione, con al fianco il suo avvocato, Linda Mele, di chi nelle giustizia ci crede fino in fondo.
Una storia al contrario rispetto alle tante, troppe che riempiono le cronache. Al contrario perché la vittima è lui: vittima di “fragili castelli di carta creati per l’occasione” – per usare le parole testuali da lui stesso affidate al social; fragili castelli crollati all’esame del giudice del tribunale di Prato nel 2022 (l’assoluzione fu chiesta anche dal pubblico ministero) e poi all’esame della Corte d’appello di Firenze pochi giorni fa.
“Dopo anni difficili, la giustizia italiana ha scritto la parola fine su una vicenda che ha segnato profondamente la mia vita – scrive l’uomo – con una sentenza oggi irrevocabile, è stata definitivamente accertata la mia innocenza. In questi anni ho dovuto convivere con accuse gravissime, con il peso del giudizio delle persone e con il dolore di vedere messe in discussione la mia dignità, la mia onorabilità e il mio ruolo di padre”.
Tutto ha inizio nel 2019 quando arriva un avviso di garanzia in seguito alla denuncia presentata dalla convivente. E’ in quel preciso momento che l’uomo, consapevole della crisi e dei conflitti in cui naviga il rapporto, comincia la sua battaglia. Grida in tutti i modi la sua innocenza e l’avvocato Mele – una lunga esperienza nel campo di maltrattamenti in famiglia, stalking e affini – sa che servono i fatti, sa che l’innocenza serve dimostrarla per affermarla. L’uomo, che durante la fase più difficile e critica delle discussioni aveva cominciato a registrare le dure conversazioni e che in un’occasione, dopo essere stato aggredito fisicamente, aveva fatto intervenire i carabinieri, comincia a produrre documentazione. E, con il suo avvocato, risale ad una ricerca fatta su internet dalla convivente: “come creare una violenza domestica perfetta”. Il resto va da sé.
“Chi maltratta una donna, un uomo o un bambino – si legge nel lungo sfogo pubblicato sul social dopo che l’assoluzione è diventata definitiva – merita di essere perseguito e condannato con la massima severità. Non mi schiero né con le donne né con gli uomini ma rimango dalla parte di ciò che è giusto. Chi commette reati gravi e provati deve essere rinchiuso, non ho dubbi. Allo stesso modo, però, ritengo gravissimo accusare consapevolmente un innocente, cercando di distruggerne la reputazione, la serenità, gli affetti, il futuro. La giustizia deve tutelare le vittime, ma deve anche proteggere gli innocenti da accusa che non trovano alcun riscontro”.
Nonostante due assoluzioni piene in due gradi di giudizio e il terzo mai invocato dalla parte civile, difficilmente l’uomo potrà ottenere un altro pezzo di giustizia. “Ci sono gli estremi per una denuncia per calunnia – spiega l’avvocato, Linda Mele – ma non ci sono i tempi: la legge dice che i la scadenza decorre da quando si è stati accusati ingiustamente, e in questo caso parliamo del 2019. Per primo grado e Appello se ne sono andati sette anni, dunque siamo alle porte della prescrizione. Resta però la possibilità, e la perseguiremo, di una richiesta al fondo del ministero della Giustizia per il risarcimento delle spese legali”.
“Chi viene riconosciuto colpevole di aver accusato consapevolmente un innocente dovrebbe essere punito con pene molto più severe di quelle attualmente previste – lo sfogo del 57enne – una falsa accusa può distruggere una famiglia, una carriera, il rapporto con i propri figli e la reputazione di una persona provocando danni che restano per tutta la vita. Chi utilizza il sistema giudiziario come un’arma per colpire un innocente, non danneggia soltanto quella persona ma rende più difficile anche il percorso delle vere vittime. Oggi posso dire che la giustizia ha funzionato, dimostrando che nessuno dovrebbe essere considerato colpevole senza prove concrete o basandosi su castelli di carta creati per l’occasione, proprio come è accaduto nel mio caso”. (nt)
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