Un capolavoro rinascimentale salvato dalle macerie della guerra, un restauratore straordinario e un’impresa che ha permesso di restituire alla città una delle sue opere più preziose. È questa la storia al centro del volume “Il Tabernacolo. Leonetto Tintori e il salvataggio dell’affresco di Filippino Lippi”, firmato dal giornalista pratese Ciro Becchimanzi e pubblicato da Edizioni Jolly Roger. Il libro, che contiene i contributi storici di Giampiero Nigro e Rita Iacopino, racconta la vicenda del celebre Tabernacolo di Filippino Lippi, affresco realizzato nel 1498 e oggi conservato presso il Museo di Palazzo Pretorio di Prato, divenuto simbolo non solo di devozione popolare ma anche di identità culturale e memoria collettiva.
Un’opera che rischiò di andare perduta nel marzo del 1944, durante i bombardamenti alleati su Prato, e che venne recuperata grazie al coraggio e alla determinazione di Leonetto Tintori, figura centrale nella storia del restauro italiano del Novecento. Becchimanzi ricostruisce, attraverso una ricerca accurata e documentata, l’epopea di quel salvataggio: il recupero dei frammenti tra le macerie, il lavoro minuzioso e la volontà incrollabile di difendere l’arte anche nei giorni più bui del conflitto.
Il volume sarà presentato sabato 28 febbraio alle 16, proprio nella sede che oggi custodisce l’affresco, il Museo di Palazzo Pretorio di Prato. L’iniziativa è promossa dal Laboratorio per Affresco “Elena e Leonetto Tintori”.
Alla presentazione, oltre all’autore, interverranno: Alessia Cecconi, storica dell’arte e direttrice della Fondazione Cdse; Sergio La Porta, Laboratorio per Affresco “Elena e Leonetto Tintori”; Giammarco Piacenti, restauratore di beni culturali. A coordinare sarà il giornalista Giorgio Bernardini.
“Il Tabernacolo” non è soltanto una ricostruzione storica: è anche un omaggio alla figura di Tintori, restauratore e artista che operò con metodo e intuizione in condizioni estreme, trasformando un gesto di salvataggio in una vera e propria forma di resistenza culturale. Il libro restituisce al lettore l’atmosfera drammatica di una città ferita dalla guerra, ma anche la forza della bellezza e della cultura come strumenti di rinascita.
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