23.11.2020 h 16:56 commenti

Viaggio con le Usca, ecco come vengono assistiti i pazienti Covid a casa

Da aprile a oggi sono state effettuate 2.300 visite da otto squadre in tutta la provincia. In questo periodo si conta una cinquantina di visite al giorno.
Viaggio con le Usca, ecco come vengono assistiti i pazienti Covid a casa
Per i pazienti Covid che restano a casa ci sono le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale composte da un medico e da un infermiere. Per tutta la zona pratese sono otto squadre di cui una a Vaiano per la Val di Bisenzio, una a Poggio per la zona medicea e una all'Hotel Datini, struttura sanitaria assistita (all'occorrenza copre anche l'hotel San Marco che è solo sanitaria). La base operativa per 35 medici e altrettanti infermieri è alla palazzina Ovest del vecchio ospedale. E' da qui che partiamo per conoscere meglio questo servizio attivo sette giorni su sette dalle 8 alle 20 che dal 7 aprile a oggi ha effettuato ben 2.300 visite. "L'intervento di Usca - spiega la direttrice dei Servizi sanitari territoriali Laura Tattini - viene attivato dai medici e dai pediatri di famiglia, dal 118, dalla guardia medica, dall'igiene pubblica e ora anche dal Girot, per pazienti sintomatici o paucisintomatici. La persona viene presa in carico e valutata clinicamente. Dove necessario viene fatto anche il tampone".
Tra ottobre e novembre la crescita esponenziale dei casi Covid ha portato a centinaia di richieste d'intervento e di conseguenza a un allungamento dei tempi di risposta. Ora il gruppo sembra essersi rimesso in pari e riesce a suonare il campanello di casa del paziente entro 24 ore dalla richiesta per un totale complessivo di una cinquantina di visite al giorno. C'è un triage telefonico che permette di organizzare il calendario delle visite per priorità.
Ogni squadra parte dalla base con un elenco di visite domiciliari da effettuare, la dotazione tecnologica necessaria per fare i tamponi ed effettuare una visita, e i dispostivi di protezione individuale che vengono indossati una volta giunti a destinazione. Se l'Usca ritiene che le condizioni del paziente non siano da degenza domiciliare, viene attivato il ricovero all'ospedale o nelle altre strutture. "Dopo la visita - spiega Annalisa Landi, referente Covid - Ci interfacciamo sempre con il medico curante facendo una breve relazione e poi restiamo a disposizione per la rivalutazione del paziente".
Tra i 35 medici ci sono molti giovani, anche neo laureati, motivatissimi e senza paura: "Abbiamo tutti i Dpi del caso per cui il rischio è minimo. Anzi molto spesso si rischia di più a fare altre attività sanitarie. - spiegano due di loro - Siamo molto contenti di fare questa esperienza perchè oltre a dare una mano al territorio ci accresce professionalmente".
 
(e.b.)
 

Data della notizia:  23.11.2020 h 16:56

 
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