19.03.2021 h 14:18 commenti

Un futuro migliore dopo lo sfruttamento sul lavoro: Prato fa da apripista in Italia

La Procura ha ottenuto dal giudice la nomina di un amministratore giudiziario che dovrà regolarizzare la posizione di tutti i lavoratori sfruttati della confezione Giulio. Facevano turni di 13-14 ore al giorno, senza riposo settimanale, per uno stipendio di circa 800 euro. Ora avranno tutte le tutele
Un futuro migliore dopo lo sfruttamento sul lavoro: Prato fa da apripista in Italia
Da operai sfruttati a uomini con una prospettiva di futuro migliore. E' il destino a cui stanno andando incontro una quindicina dei trenta operai pakistani, bengalesi e afghani fino a qualche settimana fa alle dipendenze della confezione Giulio, la fabbrica in via Pieraccioli a Galciana chiusa lo scorso febbraio in seguito all'inchiesta della procura di Prato che ha messo nei guai due imprenditori cinesi – marito e moglie, lui ai domiciliari e lei in carcere – e un loro connazionale per sfruttamento del lavoro. Il sostituto Lorenzo Gestri, titolare dell'inchiesta, ha ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la nomina di un amministratore giudiziario che dovrà regolarizzare la posizione di tutti i lavoratori sfruttati.
Si tratta del primo caso in Italia di un amministratore chiamato non a gestire l'azienda ma a occuparsi della regolarizzazione dei lavoratori. Il compito è stato affidato a Alessandro Bensi, ex presidente dei Consulenti del lavoro di Prato e ora nel consiglio nazionale. Al momento sarebbero una quindicina gli operai per i quali è stato possibile ricostruire un quadro preciso del rapporto con la confezione Giulio: alcuni avevano un contratto part-time e altri erano a nero, tutti però con turni di 13-14 ore al giorno, senza riposo settimanale, per uno stipendio di circa 800 euro e un posto letto in un appartamento sovraffollato e totalmente degradato; una situazione riconosciuta anche dal tribunale del Riesame che ha confermato le misure cautelari ai tre indagati.
L'attività dell'amministratore giudiziario consentirà di garantire tutele agli operai sfruttati: cassa integrazione, indennità di disoccupazione, contributi previdenziali (l'Inps sta già accertando l'ammontare dei versamenti) e anche un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Risorse sufficienti per far sì che nessuno avverta l'impellente necessità di trovare un altro posto di lavoro alle stesse condizioni di prima. Il riscatto degli operai è possibile anche grazie all'associazione Altrodiritto che ha promosso un progetto finalizzato al reinserimento sociale e allo Sportello immigrazione del Comune di Prato.
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  19.03.2021 h 14:18

 
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