26.06.2020 h 13:54 commenti

Truffa mascherine, confermato il sequestro di oltre 3 milioni di euro all'azienda cinese

Il tribunale ha convalidato il sequestro disposto dalla procura a carico del Gruppo Yl destinatario di due commesse pubbliche del valore complessivo di 45 milioni per la fornitura di dispositivi di protezione alla Regione Toscana e alla protezione civile
Truffa mascherine, confermato il sequestro di oltre 3 milioni di euro all'azienda cinese
I soldi pagati da Estar al Gruppo Yl per la fornitura alla Regione Toscana di mascherine per affrontare l'emergenza coronavirus restano sequestrati. Lo ha deciso il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Prato che ha confermato il sequestro preventivo di 3 milioni 200mila euro che l'11 giugno la procura ha fatto d'urgenza a carico dell'azienda gestita da due fratelli cinesi che, nel pieno della crescente richiesta di mascherine, ha ricevuto una commessa dalla Regione per sette milioni di pezzi destinati alla popolazione e una dalla presidenza del Consiglio dei ministri per 93 milioni di pezzi – valore di poco inferiore a 42 milioni di euro – da distribuire alla protezione civile. Il giudice ha ritenuto fondate le ragioni che hanno spinto i sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, titolari dell'inchiesta, a mettere le mani sull'ingente somma. Gli indagati, accusati, insieme ad altri, di frode nella pubblica fornitura e truffa, difesi dall'avvocato Manuele Ciappi, hanno dieci giorni di tempo per presentare ricorso al Riesame.
La ponderosa indagine, affidata alla guardia di finanza, prosegue senza sosta. A condurre gli investigatori alla Yl, azienda affermata nel settore dell'abbigliamento e tra le prime, lo scorso inverno, a convertire la produzione in presidi di protezione come mascherine ma anche camici e cuffie, sono stati gli accertamenti su un imprenditore sospettato di sfruttare i suoi operai. Accertamenti che hanno fatto emergere un ampio sistema di subappalto finalizzato alla produzione delle mascherine ordinate alla Yl e che la stessa Yl, negli accordi con i committenti, aveva garantito che avrebbe prodotto in proprio nonostante – hanno rivelato le carte dell'inchiesta – il ricorso alla cassa integrazione per 18 dipendenti su 25. Mascherine realizzate senza rispettare gli standard qualitativi richiesti dalla committenza e, almeno in parte, sostituendo - come hanno verificato i finanzieri -  uno dei tre veli filtranti con uno non idoneo e da qui il nome 'Giochessa' dato all'inchiesta, dove Giochessa sta per beffa.
Complessivamente l'inchiesta conta una ventina di indagati, 13 dei quali arrestati in flagranza di reato per sfruttamento del lavoro. Sul registro delle notizie di reato sono finiti anche due imprenditori italiani in affari con i titolari della Yl e anche loro, secondo la procura, direttamente coinvolti nel taroccamento delle mascherine.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  26.06.2020 h 13:54

 
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