15.12.2016 h 12:12 commenti

Tragedia via Ciulli: condannati Frasconi e Caldini per la morte delle tre donne

Il giudice ha accolto quasi in toto le richieste dell'accusa riconoscendo colpevoli l'ex dirigente del Comune e il direttore dei lavori. Assolti gli altri due imputati Gensini e Berti. Il sottopasso resta sequestrato fino a sentenza definitiva
Tragedia via Ciulli: condannati Frasconi e Caldini per la morte delle tre donne
Due condanne e due assoluzioni al processo per la morte delle tre donne nel sottopasso allagato di via Ciulli, il 5 ottobre 2010. Il giudice Luca D'Addario, al termine di due ore e mezzo di camera di consiglio, ha condannato a due anni Lorenzo Frasconi, ex dirigente del servizio Mobilità del Comune di Prato difeso dall'avvocato Nati, e a un anno e otto mesi Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso, assistito dall'avvocato Feynes; pena sospesa per entrambi. Assolti il direttore generale di Asm Sandro Gensini, difeso dagli avvocati Cini e Gattai, e il dipendente delle Ferrovie dello Stato Paolo Berti, difeso dagli avvocati Cei e Valignani. Per tutti la stessa accusa: omicidio colposo plurimo. Il giudice ha recepito le richieste del sostituto procuratore Lorenzo Gestri. Nessuna provvisionale per le parti civili. La lettura della sentenza alle 12 in punto di oggi, giovedì 15 dicembre. A sei anni dalla tragedia e a tre dall'inizio del processo, cala il sipario sul giudizio di primo grado. “La sentenza non mi ha sorpreso – il commento di Olivia Nati, difensore di Frasconi che oggi, per la prima volta in questi anni, non si è presentato in aula – ho grande stima del giudice che evidentemente si è giuridicamente convinto della colpevolezza del mio assistito. Aspetto di leggere le motivazioni”. Assente anche Gensini, presenti invece gli altri due imputati. Il giudice ha anche ordinato il dissequestro del sottopasso quando la sentenza diventerà definitiva. “Hanno retto le ragioni dell'accusa – il commento del procuratore Giuseppe Nicolosi – sia sotto il profilo della colpa che sotto quello della cautela relativamente al sequestro dell'infrastruttura”. Quattordici, all'inizio, gli indagati, quattro quelli processati per la morte delle tre cinesi – due sorelle e la figlia di una di loro – che rimasero intrappolate, a bordo della loro auto, nel sottopasso diventato improvvisamente un muro di acqua e fango, un invaso per le acque del torrente Vella che, gonfio di una quantità di pioggia mai registrata prima in un arco temporale ristretto (96 millimetri in due ore e tre quarti), esondò. Un processo molto tecnico, giocato sulle competenze di ogni imputato, sulla classificazione del Vella e soprattutto sull'autorizzazione mai chiesta al Genio Civile per lo spostamento del torrente quando fu costruito il sottopasso. Le motivazioni della sentenza entro sessanta giorni.  
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  15.12.2016 h 12:12

 
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