30.10.2017 h 10:20 commenti

Tragedia Tignamica, tre arresti per la morte dei due operai nella casa fabbrica

I carabinieri hanno eseguito stamani le ordinanza di custodia cautelare nei confronti di marito e moglie titolari della ditta (in carcere) e della proprietaria dell'appartamento (ai domiciliari)
Tragedia Tignamica, tre arresti per la morte dei due operai nella casa fabbrica
Tre persone sono finite agli arresti a poco più di due mesi dall'incendio della casa-fabbrica alla Tignamica, divampato all'alba del 26 agosto e costato la vita a un uomo e una donna di 37 e 39 anni, operai cinesi clandestini. Domiciliari per Patrizia Carmagnini, proprietaria dell'immobile, custodia cautelare in carcere per Hu Yongsheng e Hu Yinyan, marito e moglie, titolari della ditta sconosciuta a qualsiasi registro.
All'alba di oggi, lunedì 30 ottobre, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno notificato le tre ordinanze emesse dal giudice per le indagini preliminari Angela Fantechi su richiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Francesco Sottosanti. Per Carmagnini la durata massima dei domiciliarimsarà di 75 giorni. Alle ipotesi di reato già contenute negli avvisi di garanzia inviati i primi di settembre – omicidio colposo plurimo, incendio colposo e omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche – se ne è aggiunta un'altra: inquinamento delle prove. I tre arrestati, è la tesi degli investigatori, avrebbero tentato di aggiustare il quadro: la proprietaria contattando i testimoni per convincerli a fornire una versione dei fatti che giocasse a suo favore, i cinesi mettendosi d'accordo per rompere i sigilli dell'appartamento posto sotto sequestro e recuperare le macchine per cucire, ignari evidentemente dei danni provocati dal rogo. Il sospetto è che i cinesi avessero già in progetto di continuare a lavorare da un'altra parte: da qui il pericolo di reiterazione del reato.
L'incendio, scaturito dall'impianto elettrico, sorprese nel sonno i due operai che dormivano nella mansarda, accanto alle macchine per cucire sistemate anche nell'appartamento al piano di sotto. Altri connazionali riuscirono a fuggire: qualcuno sarebbe stato rintracciato e interrogato dai carabinieri. 

Le intercettazioni telefoniche, ma anche i riscontri informatici, le testimonianze e gli accertamenti compiuti da vigili del fuoco, dai tecnici della Asl e dalla polizia municipale, hanno consentito alla procura di ricostruire nel dettaglio l'esistenza della fabbrica abusiva, impiantata nell'abitazione da almeno due anni. La procura è convinta che Patrizia Carmagnini fosse a conoscenza di quanto avveniva dentro la sua proprietà. Una convinzione che nasce da un documento recuperato dalla memoria del suo computer: i carabinieri hanno trovato la lettera di diffida che la donna disse di aver consegnato agli inquilini cinesi ai primi di agosto per intimarli a ripristinare lo stato dei luoghi, datandola più indietro nel tempo e recuperando una stampa risalente a settembre 2016.
Un'azienda, quella della coppia cinese, sempre esistita: è la moglie ad aprirla nel 2007 in un fabbricato produttivo a Vaiano e a chiuderla due anni più tardi quando un controllo porta alla scoperta dei dormitori. A lei subentra il marito, poi nel 2014 i due si spostano nell'appartamento della Tignamica già affittato al figlio ed è in questo anno che i consumi dell'energia elettrica sarebbero schizzati alla stelle. Nel 2015, però, gli ispettori della Asl si presentano nel capannone di Vaiano per un controllo perché la ditta intestata al cinese risulta ancora attiva a quell'indirizzo: trovano chiuso, la fabbrica non c'è più. In realtà – hanno ricostruito gli investigatori – la ditta è stata lasciata formalmente attiva per poter fatturare le lavorazioni prodotte nell'appartamento della Tignamica.
Un appartamento nel quale sono stati riscontrati abusi edilizi: abitazione e mansarda, che sulle carte risultava tutt'uno, erano state separate, circostanza questa che, insieme ad altre carenze tra le quali l'impianto elettrico e la totale assenza di presidi antinfortunistici, avrebbe contribuito all'epilogo della tragedia. Indagato per omicidio colposo e incendio colposo anche l'elettricista che lavorò all'impianto.  
“Al netto del numero delle vittime – le parole del procuratore Giuseppe Nicolosi – siamo di fronte ad una tragedia ben più grave di quella di via Toscana. Qui si parla di un'abitazione trasformata in una fabbrica, invisibile agli occhi di chi è deputato ai controlli a differenza dei capannoni che invece sono sotto gli occhi di tutti. Una ditta completamente clandestinizzata, un fatto gravissimo. La collaborazione dei cittadini è fondamentale perché è altamente probabile che altre situazioni come quella riscontrata alla Tignamica sfuggano ai controlli”.
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  30.10.2017 h 10:20

 
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