28.08.2017 h 11:41 commenti

Tragedia Tignamica: indagata per omicidio colposo plurimo la titolare della confezione fantasma

Continuano le indagini sull'incendio nella casa-fabbrica costato la vita a due cinesi, un uomo e una donna. I carabinieri al lavoro per ricostruire quanto accaduto all'alba di sabato. Le due vittime erano clandestine, arrivate in Italia due anni fa
Tragedia Tignamica: indagata per omicidio colposo plurimo la titolare della confezione fantasma
C'è un primo nome iscritto nel registro degli indagati per la tragedia della Tignamica, frazione alle porte di Vaiano, dove sabato 26 agosto sono morti, nell'incendio della mansarda nella quale dormivano accanto a diciassette taglia a cuci, due cinesi, un uomo e una donna di 39 e 37 anni, Fu Bin e Zhao Junling, entrambi clandestini dal 2015, da quando, cioè, è scaduto il visto turistico col quale sono arrivati in Italia. Hu Yinyan, la titolare della confezione fantasma, allestita nella casa, è accusata di omicidio colposo plurimo e di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche nei luoghi di lavoro. Si tratta della donna di 46 anni rimasta leggermente ferita e riuscita a mettersi in salvo con il figlio 14enne. Intanto il procuratore Giuseppe Nicolosi ha deciso di affiancare al pm Francesco Sottostanti anche il sostituto Lorenzo Gestri, che si è già occupato dell'inchiesta sulla tragedia della Teresa Moda. 

Leggi anche Incendio in un terratetto a La Tignamica, due morti. In salvo un ragazzo di 14 anni

Stamani, in procura, c'è stato un vertice per un primo punto sulle indagini già fatte e su quelle da fare. Il capitano Vitantonio Sisto che guida il Nucleo investigativo dei carabinieri e il nucleo di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco hanno relazionato ai pm che nelle prossime ore potrebbero tornare alla Tignamica per un nuovo sopralluogo. Delle vittime morte nella palazzina in via Val di Bisenzio, si sa che erano arrivate per turismo e alla scadenza del visto erano rimaste come clandestini. Un destino comune a tanti loro connazionali che lavorano nelle aziende cinesi. Della donna indagata si sa invece che in passato aveva chiuso la sua ditta con sede a Prato.
La coppia cinese è morta per asfissia e, stando ai risultati del lungo sopralluogo compiuto dai carabinieri, invano avrebbe cercato di mettersi in salvo. Una circostanza confermata dall'anatomopatologo Alberto Albertacci, anche lui arrivato sul posto per un primo esame esterno dei cadaveri. L'uomo e la donna sono stati trovati accanto alla finestra, segno evidente del disperato tentativo di uscire dalla stanza avvolta dalle fiamme. L'autopsia, inizialmente in programma per domani, slitterà di qualche giorno perché gli investigatori non sono ancora riusciti a rintracciare i parenti delle vittime. 

Le indagini vanno avanti a ritmo serrato non solo sul rogo per individuare le cause che lo hanno originato, ma anche sulla ditta di confezioni ospitata nel terratetto. La proprietaria dell'immobile, Patrizia Carmagnini, tra le prime ad accorrere sul posto, ha consegnato ai carabinieri il contratto di affitto stipulato con gli inquilini – una famiglia cinese – e la diffida inviata lo scorso 3 agosto per invitare gli occupanti a rimuovere le macchine per cucire. Su questo aspetto sono in corso approfondimenti. Il terratetto è composto al piano terra da un magazzino che è rimasto in uso alla proprietaria per lo stoccaggio di filati della sua azienda, mentre gli altri piani sono appartamenti affittati a cinesi. Nella parte interessata dall'incendio, che è stata sequestrata, sono state trovate le postazioni lavoro, nell'altra parte affittata ad altri cinesi, sono invece stati trovati diversi posti letto. L'indagata ha detto che le due vittime erano arrivate la sera prima dell'incendio. Un particolare che è in corso di accertamento.
Ieri, intanto, il console cinese si è recato in via Val di Bisenzio, davanti alla palazzina, per rendere omaggio alle vittime. Altre due vittime sul lavoro a tre anni dalla tragedia di via Toscana dove, nell'incendio della confezione Teresa Moda, persero la vita sette cinesi. Un parallelo su cui tutti, fin dal primo momento, hanno posto l'accento: lo ha fatto il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, lo hanno fatto i sindacati, lo ha fatto la politica e lo ha fatto anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che non ha risparmiato un durissimo attacco ai cinesi: “Chi fa questo – ha detto sabato scorso – è un criminale. A questo punto anche i cinesi, anche chi viene da lontano, non può non sapere che così facendo si mette a rischio la vita delle persone”. E ora il tema è quello dei controlli per arginare un fenomeno che potrebbe essere molto più esteso di quello che appare: le case trasformate in fabbriche. Qui però nessun controllo può essere fatto senza l'autorizzazione della procura che viene però rilasciata solo in presenza di una segnalazione o di una denuncia. 
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  28.08.2017 h 11:41

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Speciale