31.10.2017 h 11:20 commenti

Tragedia Tignamica, la procura è convinta: "La proprietaria sapeva cosa succedeva nell'appartamento"

La svolta nelle indagini ha portato all'arresto della donna, messa ai domiciliari, e a quello di marito e moglie titolari della ditta per cui lavoravano i due operai morti nel rogo
Tragedia Tignamica, la procura è convinta: "La proprietaria sapeva cosa succedeva nell'appartamento"
Una ventina di taglia e cuci e quindici-sedici posti letto tra la mansarda e il piano sottostante. Nessun presidio antinfortunistico, nessuna via di fuga, nessun sistema di rilevamento dei fumi né porte tagliafuoco e un impianto elettrico non a norma, sprovvisto di protezione magnetotermica, quella che entra in funzione in caso guasto o di malfunzionamento. Fili elettrici volanti, “ciabatte ciondoloni”, collegamenti precari per accendere le macchine per cucire sistemate nella mansarda. Ecco la casa-fabbrica in via Val di Bisenzio 140, distrutta da un incendio lo scorso 26 agosto che è costato la vita a due operai cinesi e che ieri, lunedì 30 ottobre, ha portato in carcere i due gestori della ditta di confezioni completamente abusiva – marito e moglie cinesi – e ai domiciliari per 75 giorni la proprietaria dell'immobile, Patrizia Carmagnini. Tutti e tre, dice la procura e conferma il tribunale, si sarebbero resi responsabili anche di inquinamento delle prove attivandosi per costruire un quadro a loro più favorevole.
“L'attività lavorativa svolta nella casa della Tignamica da un paio d'anni era, secondo noi, nota e tollerata dalla proprietà”. Un'affermazione, quella del procuratore Giuseppe Nicolosi, che pesa come un macigno e che è anche frutto di un file denominato “comunicazione cinese” trovato nel computer in uso alla Carmagnini. In pratica la lettera di diffida datata 3 agosto 2017 che la donna mostrò agli inquirenti poche ore dopo la tragedia, firmata dall'inquilina cinese a cui veniva chiesto di “togliere le macchine per cucire entro 30 giorni” pena la risoluzione del contratto. Una lettera, sostengono gli inquirenti, scritta al computer più di un anno prima e sicuramente stampata a settembre 2016.
Che in quell'appartamento e in quella mansarda ci fosse una vera e propria fabbrica lo dicono i consumi Enel: dal 2014 raddoppiano i kilowatt fino a quel momento registrati dal contatore e, di contro, cessano quelli in carico al contatore di un capannone situato sempre a Vaiano affittato ai due coniugi cinesi arrestati, titolari di due diverse confezioni che si sono succedute nel tempo: la prima intestata alla donna e chiusa in seguito alla scoperta di dormitori, la seconda intestata al marito dopo la rimozione degli abusi edilizi. Poi la ditta resta formalmente aperta ma di fatto non esiste più perché la coppia si trasferisce nell'appartamento e nella mansarda andata a fuoco. Nel 2015 gli ispettori della Regione Toscana bussano infatti alla porta del capannone e non trovano niente nonostante la partita iva risulti attiva.
Nell'inchiesta c'è un quarto indagato: è l'elettricista che ha lavorato all'impianto elettrico e che subito dopo l'incendio mostra grande preoccupazione e si sente diverse volte al telefono con Patrizia Carmagnini. L'indagine dice che l'impianto è stato realizzato non a regola d'arte, privo della protezione magnetotermica e della dichiarazione di conformità.
I due cinesi sono difesi dall'avvocato Gabriele Zanobini, stesso difensore dei gestori della confezione Teresa Moda di via Toscana nell'incendio della quale morirono sette operai; Carmagnini è difesa dagli avvocati Melissa Stefanacci e Pier Matteo Lucibello. Le accuse: omicidio colposo plurimo, incendio colposo, omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche.    
 
Edizioni locali collegate:  Prato Val di Bisenzio

Data della notizia:  31.10.2017 h 11:20

 
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