27.07.2021 h 11:13 commenti

Tasse non pagate con il meccanismo "apri e chiudi": 29 arresti della guardia di finanza

In carcere sono finiti cinque professionisti con studio a Sesto Fiorentino, ai domiciliari 24 imprenditori di origine cinese titolari di ditte anche nel Pratese. La procura di Firenze ha proposto istanza di fallimento per 19 imprese, di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre dieci milioni di euro
Tasse non pagate con il meccanismo "apri e chiudi": 29 arresti della guardia di finanza
Sono coinvolte anche aziende con sede in provincia di Prato nella maxioperazione della guardia di finanza che stamani 28 luglio ha portato all'arresto di 29 persone ritenute, a vario titolo, responsabili di un'associazione criminale e della commissione di reati fallimentari e tributari, e al sequestro di ingenti patrimoni per oltre 40 milioni di euro. Il meccaniscmo scoperto dai finanzieri fiorentino è quello ormai conosciuto del cosiddetto "apri e chiudi", con il quale i titolari di circa 80 aziende operanti nel settore della produzioni di articoli di pelletteria si sottraevano sistematicamente al pagamento delle imposte. 
I destinatari delle misure sono 24 imprenditori di origine cinese, finiti ai domiciliari, e cinque professionisti di uno studio associato con sede a Sesto Fiorentino che forniva consulenze alle imprese coinvolte nell'inchiesta. I cinque professionisti sono stati raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere. Un'altra persona è stata sottoposta all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 
Indagati anche numerosi cittadini cinesi, che avrebbero svolto il ruolo di prestanome in qualità di legali rappresentanti della aziende. Da questa mattina inoltre perquisizioni delle fiamme gialle sono in corso in una sessantina di siti produttivi cinesi del distretto economico fiorentino e pratese, con l'ausilio di ispettori dell'Inps, della Asl e dei finanzieri del reparto operativo aeronavale della Gdf di Livorno. Sempre nell'ambito delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal pm Fabio Di Vizio, la procura di Firenze ha proposto istanza di fallimento per 19 imprese, di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre dieci milioni di euro. 
Secondo quanto spiegato dalla guardia di finanza, le ditte individuali finite al centro dell'inchiesta, gestite di fatto dagli imprenditori finiti ai domiciliari, adempivano formalmente agli obblighi dichiarativi sia fiscali che contributivi, ma maturavano consistenti debiti verso l'Erario che poi non saldavano, e avevano un ciclo di vita molto breve, in media tre anni, in modo da eludere il sistema dei controlli. 
Erano proprio i professionisti dello studio associato coinvolto nelle indagini, tra cui un commercialista, un consulente del lavoro e tre collaboratori, a gestire l'associazione per delinquere secondo quanto spiegato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo: "Si tratta di un'indagine spartiacque - ha detto - perché abbiamo colpito il livello più elevato, il livello di gestione di decine e decine di imprese". 
Questo livello, ha aggiunto ancora Creazzo, era rappresentato da "cinque professionisti che gestivano e assistevano l'attività organizzata di devianza criminale basata su un sistema di apri e chiudi delle aziende". I cinque, ha precisato il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, titolare dell'inchiesta insieme al pm Fabio Di Vizio, "erano garanti di un meccanismo molto esteso". A tutti e cinque i professionisti è contestata l'associazione per delinquere. Il loro studio, hanno precisato ancora gli inquirenti, avrebbe rappresentato "una torre di controllo", "la centrale operativa" che dirigeva l'attività criminale. Lo studio aveva assunto anche alcuni interpreti per poter tenere i rapporti con gli imprenditori cinesi. Su circa 900 clienti dello studio, il 95% sarebbe stato composto da ditte gestite da cinesi. Sempre secondo quanto emerso, le ditte individuali coinvolte nelle indagini avrebbero prodotto articoli di pelletteria e tessili destinati a marchi di lusso. Coinvolte poi anche aziende operanti nei settori della ristorazione e della cura della persona. Tra i beni sequestrati oggi figurano anche immobili, auto e orologi di lusso. 

 
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Data della notizia:  27.07.2021 h 11:13

 
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