18.06.2019 h 10:16 commenti

Subito un rinvio per il processo Creaf, prossima udienza a marzo 2020

Sul banco degli imputati nove tra politici e ex amministratori chiamati a rispondere del fallimento milionario
Subito un rinvio per il processo Creaf, prossima udienza a marzo 2020
Aperto e subito rinviato il processo a nove tra politici e ex amministratori chiamati a rispondere del fallimento del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese mai decollato nonostante 22 milioni di finanziamenti pubblici ricevuti tra il 2005 e il 2016. Se ne riparlerà il 6 marzo. Così ha deciso il tribunale di Prato oggi, martedì 18 giugno. Dei nove imputati, tutti accusati di bancarotta semplice, presente in aula solo Veronica Melani, membro del consiglio di amministrazione. Non hanno risposto all’appello del giudice Cataudella il sindaco Matteo Biffoni, difeso dall’avvocato Nicolosi, finito nel procedimento in veste di presidente della Provincia a partire dal 2014, il suo predecessore Lamberto Gestri assistito dall’avvocato Renna, i due ultimi amministratori, Luca Rinfreschi, difeso dall’avvocato Rocca, e Laura Calciolari, il componente del cda Gianmario Bacca, i tre membri del collegio dei revisori dei conti Massimo Longini, Massimo Picchi e Marco Bini.
Il pubblico ministero Lorenzo Boscagli ha sottolineato la necessità di una calendarizzazione di un processo complesso il cui giudizio in tempi brevi - il sunto del ragionamento - è interesse anche degli imputati.
Il 6 marzo, quando la campagna per le elezioni regionali sarà nel pieno, si tornerà dunque a parlare di Creaf e di un procedimento penale che è anche terreno di scontro politico. La società - la Provincia di Prato socio di maggioranza con l’81 per cento e i Comuni dell’area per la restante parte - è stata dichiarata fallita nel 2017; l’immobile di via Galcianese, unico bene da monetizzare, è stato acquistato recentemente dalla Regione Toscana (tra i creditori del fallimento). Una decisione finita in un vortice di critiche anche feroci che però non ha fatto fare passi indietro all’ente. Nel capannone presto arriverà il primo inquilino: la nuova proprietà ha infatti stretto un accordo per affittare al Comune una parte dei 13.200 metri quadrati da destinare all’archivio comunale.
Corposa l’inchiesta della procura che, dopo tutti gli elementi raccolti dalla guardia di finanza (faldoni enormi di atti, verbali, documenti), si è convinta che la fine del Creaf era già scritta prima del 2016 quando l’ultimo amministratore portò i libri in tribunale con la richiesta, poi rigettata, di ammissione al concordato preventivo. Qualche giorno prima l’assemblea dei soci aveva negato alla società un ulteriore contributo di un paio di milioni in assenza di certezze sull’entrata in funzione del Creaf.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  18.06.2019 h 10:16

 
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