12.10.2018 h 15:37 commenti

Stadio, ecco perché Biffoni è stato indagato. Agli atti anche la chat del sindaco con i tifosi dei Wild Kaos

La procura ipotizza il reato di abuso di ufficio per la revoca della concessione del Lungobisenzio alla società biancazzurra. Nel mirino il vincolo della cessione per poter ottenere l'impianto
Stadio, ecco perché Biffoni è stato indagato. Agli atti anche la chat del sindaco con i tifosi dei Wild Kaos
Avrebbe commesso un abuso di ufficio, ipotesi di reato tra le più gravi per un amministratore pubblico, quando ha vincolato la concessione dello stadio Lungobisenzio al buon esito della trattativa per il passaggio di proprietà dell'Ac Prato da Paolo Toccafondi all'avvocato italo-canadese Joseph Romano.
Il sindaco Matteo Biffoni si ritrova nuovamente faccia a faccia con la giustizia dopo aver ricevuto l'avviso della conclusione delle indagini sulla lite che ha contrapposto Comune e società di calcio. A complicare la posizione del primo cittadino ci sarebbero anche i messaggi scritti in una chat dei tifosi del Prato. Il procuratore Giuseppe Nicolosi e il sostituto Gianpaolo Mocetti hanno passato l'estate sulle carte: da una parte l'esposto del Comune contro Paolo Toccafondi per tentata truffa, dall'altra la denuncia di Paolo Toccafondi contro Matteo Biffoni per abuso d'ufficio. Mentre il primo è stato stralciato e sembra avviato sulla strada dell'archiviazione, i contenuti della denuncia hanno convinto i magistrati della sostanza delle accuse mosse dal patron della società di calcio che si è ritrovato senza stadio, e dunque senza la possibilità accedere al ripescaggio in serie C, quando si è arenato nel nulla il negoziato per la vendita del Prato.
Al sindaco, oltre che l'intromissione in una trattativa tra privati, viene contestato di aver deciso sull'assegnazione o no dello stadio senza averne facoltà e commettendo una serie di violazioni amministrative confondendo le competenze dei dirigenti comunali con quelle in capo agli organi politici, e di aver prodotto intenzionalmente un danno all'Ac Prato facendo venir meno il requisito dello stadio necessario per candidarsi a tornare in serie C.
Tre i passaggi fondamentali della storia: il 10 maggio Toccafondi si presenta in Comune per annunciare la volontà di vendere e per rinunciare all'uso dello stadio; il 16 luglio, nel pieno della trattativa di cessione della società, il sindaco scrive a Figc e Lega italiana calcio per dire che il Prato ha uno stadio con tutte le caratteristiche per il campionato di serie C; il 24 luglio è di nuovo il sindaco a farsi vivo con i due organi sportivi per revocare la messa in disponibilità del Lungobisenzio ribadendo che “era stata resa alla condizione dell'imminente cambio di proprietà ma che l'operazione di cessione non si è conclusa positivamente e che la dichiarazione di disponibilità deve ritenersi ad ogni effetto revocata”. E' stato questo il punto di rottura definitivo tra Comune e società con la scelta dell'ente di passare alle maniere forti sfrattando, con tanto di forza pubblica, la società dal Lungobisenzio.
Le idee della procura erano del tutto chiare già da qualche giorno tanto che lo scorso 28 settembre il sindaco era stato convocato per riferire sull'intera vicenda; nessuna dichiarazione è stata però mai resa perché Biffoni, difeso dall'avvocato Giuseppe Nicolosi, non si è presentato. Già allora pare che l'accusa avesse in mano la chat Whatsapp del gruppo Wild Kaos, nucleo storico di tifosi biancazzurri in rotta con la società; tra i partecipanti anche il sindaco che si sarebbe consultato per decidere se concedere oppure no lo stadio a Toccafondi. I dialoghi acquisiti dagli inquirenti risalirebbero al 27 luglio, giorno ultimo per dare l'impianto e consegnare alla società l'unico requisito che le mancava per chiedere il ripescaggio. Ai tifosi di Wild Kaos, alcuni sentiti dalla Squadra mobile, il sindaco avrebbe annunciato, sembra con parole colorite, la decisione di tenersi lo stadio. E così è stato.
Una vicenda complessa scandita da un numero infinito di passaggi e di colpi di scena come quando il Comune ha chiesto alla procura di verificare la sussistenza della tentata truffa ai suoi danni da parte del patron del Prato. I termini: l'amministrazione comunale sostiene che Toccafondi avrebbe cercato di riprendersi lo stadio, rimangiandosi la rinuncia presentata a maggio, pur sapendo di non concludere l'affare con Joseph Romano e avrebbe inscenato una lungaggine del negoziato per ovviare al fatto che, essendo imputato nell'inchiesta sui baby calciatori, non aveva più i requisiti per trattare con l'ente pubblico. Su questo la procura non avrebbe rilevato profili di responsabilità penale. Si trattava e si è sempre trattato di un accordo tra privati, insomma, e il Comune non è mai stato investito formalmente della questione né ha mai ricevuto deleghe ad occuparsi della vendita.
nadia tarantino


 
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Data della notizia:  12.10.2018 h 15:37

 
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