26.05.2016 h 15:59 commenti

Sottopasso via Ciulli, il tribunale boccia di nuovo la richiesta di dissequestro del Comune

Rigettata l'istanza con la quale il Comune chiedeva la riapertura dell'opera sulla fiducia, ovvero solo affidandosi alla descrizione degli interventi che, peraltro, garantiscono un tempo di ritorno di appena 20 anni
Sottopasso via Ciulli, il tribunale boccia di nuovo la richiesta di dissequestro del Comune
Niente da fare, il sottopasso di via Ciulli resta sotto sequestro. Ieri, mercoledì 25 maggio, il tribunale ha rigettato la richiesta di restituzione dell'opera avanzata dal Comune due settimane fa (LEGGI), finalizzata ad una prima serie di interventi di messa in sicurezza e alla contestuale riapertura al traffico. Il sottopasso, chiuso dal 5 ottobre 2010 quando l'allagamento provocò la morte di tre donne, per la seconda volta non ha superato l'esame dei giudici. Era già successo a settembre 2014 quando il tribunale bollò l'opera come abusiva e non sanabile e, accanto a questo, i suoi tecnici definirono gli interventi realizzati non sufficienti a garantirne la sicurezza. Interventi costati 110mila euro ed è per questo che il Comune, prima di spenderne altri 150mila per lavori di difesa passiva e attiva, ha chiesto al tribunale di legare il dissequestro alla riapertura, anche per evitare il rischio di contestazioni da parte della Corte dei Conti. Il progetto di messa in sicurezza elaborato dall'ingegnere Renzo Bessi (lo stesso che è consulente del tribunale nel processo per la tragedia di sei anni fa), ha ricevuto il parere contrario non solo del giudice D'Addario ma anche della procura. Diverse le ragioni alla base del rigetto: il progetto si divide in due fasi ma solo per la prima il Comune ha dato rassicurazioni concrete di realizzazione, mentre è la seconda che “consentirebbe di rendere l'opera viaria compatibile con rischi corrispondenti a tempi di ritorno di 200 anni (il tempo di ritorno è l'intervallo medio tra un evento e un altro di uguale entità) e dunque pressoché assoluti mentre gli altri interventi della prima fase, gli unici menzionati, consentirebbero il reiterarsi di episodi con tempi di ritorno assai più ravvicinati”. Tradotto: l'intervento che, sulla carta almeno, dà garanzie assolute non è il primo che peraltro metterebbe l'infrastruttura al riparo da eventi come quello del 2010 per appena venti anni, bensì il secondo rispetto al quale, però, non sono stati forniti impegni concreti di realizzazione. In più, il giudice ha ritenuto oltre il proprio potere la possibilità di fare una valutazione sull'adeguatezza della prima fase di intervento affidandosi solo alle carte, e dunque, ancor prima che questa venga realizzato. Insomma, prima si fa poi si giudica se ciò che è stato fatto cancella i motivi cautelari del sequestro. Del resto, è stato lo stesso ingegner Bessi, nell'udienza del 24 marzo scorso, a dire che “le opere di sicurezza attiva previste per il lato nord in sostituzione di quelle di sicurezza passiva, risulterebbero comunque provvisorie in attesa di procedere ad una regimazione del torrente Vella così da impedire esondazioni”.
“Il parere negativo è frutto di una valutazione sul merito tecnico dell'istanza – il commento del procuratore capo Giuseppe Nicolosi – si tratta di una decisione che tutela l'amministrazione comunale”. Amministrazione comunale che ora dovrà chiarire al giudice se intende procedere ugualmente alla realizzazione delle difese passive e attive anche in assenza di un preventivo via libera alla riapertura. 
nt
 
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Data della notizia:  26.05.2016 h 15:59

 
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