04.01.2017 h 14:20 commenti

Sorte segnata per il Creaf: o fallimento o concordato liquidatorio. Lite con la Regione

La società ha presentato al tribunale il piano per il concordato. Prevista la vendita dell'unico bene: l'immobile di via Galcianese. Il giudice deciderà entro un mese se ammettere la proposta del Creaf o dichiarare il fallimento come già chiesto dalla procura. Intanto la Regione insiste sulla restituzione di 11 milioni
Sorte segnata per il Creaf: o fallimento o concordato liquidatorio. Lite con la Regione
Concordato liquidatorio o fallimento, il destino del Creaf è segnato. Per il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese, costato tra il 2005 e il 2016 ventidue milioni di soldi pubblici e mai entrato in attività, non ci sono sbocchi. La società è destinata ai titoli di coda e con lei il progetto di realizzare una cittadella dell'innovazione tessile che, nelle intenzioni dei politici, dei soci (Provincia e tutti i Comuni) e degli amministratori che si sono succeduti in undici anni, doveva essere il nuovo trampolino di lancio del distretto. Nei giorni scorsi la società ha presentato al tribunale il piano per il concordato liquidatorio ed entro un mese il giudice deciderà se ammetterlo oppure dichiarare il fallimento come già chiesto dalla procura che ha aperto un'inchiesta sul Creaf e indagato l'amministratore unico Laura Calciolari per falso in bilancio. Il piano prevede la dismissione dell'unico bene: l'immobile. Valore, secondo le stime del Creaf, otto milioni, circa sei invece secondo le stime della procura. Tralasciando che il valore effettivo lo deciderà il mercato, anche ipotizzando una resa di otto milioni – qualcosa meno del prezzo pagato nel 2005 per l'immobile non ristrutturato – la criticità sta nella lite in corso tra società e Regione Toscana con quest'ultima che chiede la revocabilità e dunque la restituzione dei finanziamenti concessi nel tempo in tre diverse tranche per complessivi undici milioni, circa un terzo in più di quanto il Creaf conta di incassare dalla vendita della sede. Se il tribunale dovesse recepire la richiesta della Regione, ecco che il concordato non sarebbe fattibile con la conseguenza del fallimento. Se invece dovesse passare la tesi del Creaf secondo cui al massimo la Regione può pretendere la revocabilità dell'ultima tranche da due milioni, ci sarebbero speranze per evitare che la lunga e costosa vicenda si chiuda nel modo peggiore. Il condizionale è d'obbligo perché il Centro di ricerca e alta formazione sarebbe poi chiamato a superare un altro esame: l'approvazione del concordato da parte dei creditori tra cui tanti professionisti che, eventualmente, dovranno scegliere se accettare un recupero al ribasso o rinunciare e aspettare le sorti del fallimento. Tra i creditori, ovviamente, la Regione che potrebbe mettersi di traverso. Intanto la procura continua il suo lavoro con altri accertamenti che mirano a ricostruire, euro per euro, il percorso dei 22 milioni di finanziamenti pubblici. 
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  04.01.2017 h 14:20

 
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