01.12.2015 h 09:21 commenti

Si impicca all'interno del chiostro di San Francesco: gli era stato intimato di lasciare la stanza in cui viveva

La vittima è un uomo di 65 anni che da tempo era stato ospitato per motivi di carità dalla parrocchia ma che ora avrebbe dovuto andarsene. Sulla porta della sua stanza messa una copia della lettera dell'avvocato. Il ricordo di un amico: "Da quando aveva ricevuto la lettera mi diceva che voleva ammazzarsi. L'ho sentito ieri sera l'ultima volta, tornava dalle poste dove è andato a spedire una lettera a papa Francesco"
Si impicca all'interno del chiostro di San Francesco: gli era stato intimato di lasciare la stanza in cui viveva
Lo hanno trovato senza vita nel chiostro della chiesa di San Francesco. La vittima è un uomo di 65 anni, Marcello Majolino, che da qualche anno viveva in una delle stanze del complesso parrocchiale dopo essere stato accolto dalla parrocchia. Oggi, martedì 1 dicembre, intorno alle 6 i custodi hanno fatto la tragica scoperta.
L'uomo si è impiccato al cancello del chiostro. Alla base del gesto potrebbe esserci una lettera che aveva ricevuto nei giorni scorsi dal legale della parrocchia. Lettera con la quale gli si intimava di lasciare la stanza nel giro di poco. Stamani una copia della lettera è stata trovata affissa con del nastro da pacchi alla porta della stanza che l'uomo occupava. Potrebbe essere stato lo stesso Majolino ad attaccarla prima di togliersi la vita.
Secondo una prima ricostruzione, Maiolino è salito su una scala per raggiungere il punto più alto del cancello, ha attaccato una corda e si è impiccato. Per motivi di carità, la parrocchia aveva aperto le sue porte al sessantacinquenne di origine siciliana che da anni viveva a Prato mettendogli a disposizione una delle stanze dell'ex convento che attualmente ospita l'università New Haven e in una parte dei locali al piano terra un ristorante. Adesso, però, su disposizione di monsignor Stancari, era arrivata l'intimazione dell'avvocato Massai. E probabilmente questo deve aver innestato nella testa di Majolino la tragica decisione di togliersi la vita. L'uomo aveva lavorato in precedenza alla villa del Palco.
LA LETTERA A PAPA FRANCESCO - "Giovedì scorso aveva ricevuto la lettera dell'avvocato e mi aveva detto che si sarebbe tolto la vita - racconta in lacrime un amico - non vedeva nessuna via d'uscita e senza neppure quella stanza non sapeva proprio cosa fare. L'ho sentito al telefono ieri sera, mi ha detto che era stato alla posta a spedire una lettera a papa Francesco per raccontargli quello che gli stava succedendo. Era una brava persona, aveva fatto tanti lavori in passato, per qualche tempo aveva gestito anche dei ristoranti, poi è caduto in disgrazia. E' stato un suo amico sacerdote a raccomandarlo al vescovo Simoni che lo aveva subito accolto". 
Rintracciati e avvertiti i familiari che vivono in Sicilia.
LE REAZIONI DELLA DIOCESI - Il vescovo Franco Agostinelli è stato immediatamente informato del fatto e ha espresso cordoglio raccogliendosi poi in preghiera. La vicenda ha subito avuto una vasta eco in città anche alla luce delle recente visita del Papa che aveva invitato i pratesi a stabilire veri patti di prossimità nel nome dell'accoglienza, del rispetto e di un lavoro degno.  "Siamo addolorati per questa tragedia che ci tocca da vicino - dice in un comunicato il vicario generale Nedo Mannucci esprimendo i sentimenti del vescovo e e di tutta la Chiesa - era una persona accolta e aiutata per lungo tempo dalla diocesi, purtroppo con lui non riuscivamo a trovare una soluzione condivisa per una nuova e diversa sistemazione alloggiativa. Nessuno, ovviamente, avrebbe immaginato un epilogo del genere". Con il vescovo e l'arciprete di Santa Maria delle Carceri Carlo Stancari, monsignor Mannucci stamani si è recato sul luogo della tragedia. "Accanto alla pietà e al dolore ora - continua il comunicato - è il momento della preghiera". La nota della diocesi fa sapere che il complesso di San Francesco era oggetto di lavori di restauro e per questo al sessantacinquenne era stato chiesto di trovarsi una sistemazione diversa con la disponibilità a dargli una mano. "E' il momento del dolore e della preghiera - il commento di Irene Sanesi, economo della diocesi - dietro ogni persona c'è una storia fatta di rapporti, relazioni e aiuti. Lui è stato aiutato in mille modi, posso dire che questa persona è stata una tra le più aiutate. Certo mai nessuno si sarebbe immaginato una fine così". 
LA LEGA NORD - Sulla vicenda è intervenuta anche la Lega Nord, con il segretario provinciale Patrizia Ovattoni: “Purtroppo la morte di Marcello Majolino nella sua drammaticità non ci coglie di sorpresa – dice -. Basta conoscere la storia di questa persona per capire quali tempestosi ed umani sentimenti abbia potuto provare, dopo aver ricevuto la lettera che gli intimava di lasciare il suo prezioso giaciglio. Messo materialmente alla porta da chi, in realtà, dovrebbe dedicarsi quotidianamente ad aiutare, con continuità e non a tempo determinato, chi versa in palesi condizioni di estremo disagio”.
“Ci si arrovella -prosegue Ovattoni - per trovare immediate soluzioni abitative per gli immigrati ed invece di fronte alle esigenze di un nostro connazionale, la soluzione migliore che si possa trovare, è quella di fargli avere una lettera da parte di un avvocato”.

 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  01.12.2015 h 09:21

 
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