13.09.2021 h 13:45 commenti

Sfruttati per due euro l'ora: arrestati marito, moglie e una terza socia. Nicolosi: "Poca collaborazione dalle vittime"

Gli arresti sono stati eseguiti stamani dalla guardia di finanza e dalla polizia municipale. Nove gli operai sfruttati individuati al termine di diversi mesi di appostamenti, intercettazioni e riprese fatte con telecamere nascoste. Il procuratore: "Più facile investigare su una rapina che su un fatto complesso come lo sfruttamento"
Sfruttati per due euro l'ora: arrestati marito, moglie e una terza socia. Nicolosi: "Poca collaborazione dalle vittime"
Meno di due euro per ognuna delle 12-14 ore al giorno – tutti i giorni – passate dietro vecchie macchine per cucire prive di sistemi di sicurezza. Un'altra storia di sfruttamento, un altro capitolo – l'ennesimo – del profitto ad ogni costo che passa sopra a qualsiasi legge, a qualsiasi regola e norma. Tre gli imprenditori finiti agli arresti domiciliari: due coniugi di 40 anni e una donna di 50, cinesi, titolari di fatto della confezione Venus Ark in via Toscana nel Macrolotto nella quale figuravano però come dipendenti. Tutti sono accusati di sfruttamento del lavoro. Gli arresti sono stati eseguiti oggi, lunedì 13 settembre, dalla guardia di finanza e dalla polizia municipale dopo che il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Prato ha accolto la richiesta delle misure cautelari presentata dal sostituto Lorenzo Gestri. Sequestrati, insieme ai macchinari da lavoro e a un autocarro, 20mila euro in contanti trovati nella disponibilità di uno degli indagati e 60mila depositati su un conto corrente riconducibile all'azienda.

Un'indagine complessa ma rapida: meno di un anno per portare alla luce la situazione di sfruttamento denunciata da un lavoratore africano che, sul finire dello scorso anno, si è rivolto allo Sportello immigrazione del Comune di Prato. Come lui, sfruttato, liquidato con una paga da fame, senza tutele e senza diritti, altri 8 dipendenti: quattro africani e quattro cinesi. Nessuno di loro ha puntato il dito contro gli sfruttatori e gli investigatori hanno dovuto mettere in piedi un lavoro di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni, telecamere nascoste. Lavoratori sfruttati che non hanno collaborato per difendere anche il pochissimo denaro che intascavano alla fine delle lunghissime giornate in fabbrica, evidentemente per non rischiare di ritrovarsi senza niente e peggiorare ancora di più la loro situazione di bisogno. Le indagini hanno fatto emergere che gli operai africani sono tutti richiedenti asilo con una sistemazione in Centri di accoglienza straordinaria a Prato e a Poggio a Caiano dove, rispetto al passato, le regole di ingresso e di uscita evidentemente devono essersi allentate.

“Questa è un'indagine emblematica del famoso sistema Prato – le parole del procuratore Giuseppe Nicolosi – è più facile investigare su una rapina che su un fatto complesso come lo sfruttamento nonostante la nostra sia una procura attrezzatissima contro questo tipo di illegalità. Non credo in Italia esista un ufficio strutturato come il nostro per fronteggiare e contrastare gli illeciti nel mondo del lavoro”. Il procuratore ha sottolineato anche un altro aspetto: “Nessuno degli operai sfruttati ha accusato i titolari, totale la loro reticenza”.
Il risultato di questa ennesima indagine sullo sfruttamento è il risultato di un impegno corale: “Ci siamo arrivati grazie al lavoro congiunto non solo della polizia giudiziaria – ha detto il procuratore – ma anche di Asl, Inps, Inail, Ispettorato del lavoro e partendo, in questo caso specifico, dalla presenza dello Sportello immigrazione del Comune”.
La finanza ha seguito il filo imprenditoriale della Venus Ark accertando che negli ultimi cinque anni i tre cinesi arrestati, sempre nascondendosi dietro prestanome, hanno gestito due ditte di confezioni che si sono succedute nello stesso immobile, che hanno usato gli stessi macchinari e anche gli stessi lavoratori. Gli agenti della Municipale hanno invece riscontrato un abuso edilizio all'interno del capannone dove un locale che doveva essere solo un archivio veniva usato per l'attività produttiva.
Il procuratore Nicolosi non ha mancato di ribadire che l'azione giudiziaria non è sufficientemente forte, da sola, a contrastare il fenomeno dello sfruttamento: "Serve - ha detto - più prevenzione e mi auguro che un impulso importante arrivi dalla nomina del nuovo direttore dell'Ispettorato nazionale del lavoro, Bruno Giordano, magistrato capace con il quale auspico si possano instaurare nuove e proficue sinergie. Sinergie più qualificate dal momento che Giordano è un esperto della materia". 
   
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  13.09.2021 h 13:45

 
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