17.07.2019 h 15:41 commenti

Sfruttamento del lavoro, processo a imprenditore arrestato. Il giudice: "La norma non è incostituzionale"

Il giudice delle udienze preliminari ha respinto l'eccezione di incostituzionalità sollevata dalla difesa che metteva in dubbio i principi di ragionevolezza e di tassatività. Intanto l'imputato, che sarà giudicato con il rito abbreviato a fine ottobre, oggi è stato scarcerato ma non potrà lasciare l'Italia fino alla sentenza
Sfruttamento del lavoro, processo a imprenditore arrestato. Il giudice: "La norma non è incostituzionale"
Non ci sono profili di incostituzionalità nel riformato articolo 603-bis del codice penale e dunque si può celebrare il processo al primo imprenditore arrestato a Prato con l'accusa di aver sfruttato i suoi operai facendo leva sullo stato di bisogno dato dalla loro condizione di clandestini. Lo ha stabilito il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato Francesco Pallini che oggi, mercoledì 17 luglio, ha respinto l'eccezione di incostituzionalità della norma sollevata dall'avvocato Tiziano Veltri che difende Miao Kedan, cinese di 39 anni, finito in manette a gennaio di quest'anno nell'ambito di una indagine dei carabinieri coordinata dal sostituto Lorenzo Gestri. Il giudice ha disposto la scarcerazione dell'imprenditore fino a ora rimasto agli arresti domiciliari. Indagata con la stessa accusa la compagna, anche lei cinese, 38 anni, per la quale era stato disposto il divieto di dimora a Prato che è stato revocato oggi. Per entrambi il giudice ha prescritto il divieto di lasciare l'Italia. La donna è difesa dall'avvocato Tommaso Magni che si è unito alle eccezioni presentate dal collega Veltri. Gli imputati saranno giudicati con il rito abbreviato ad ottobre.
Dubbi sulla costituzionalità del 603-bis erano stati avanzati durante l'udienza preliminare di una settimana fa. Due i motivi, a parere dei legali, che non ancorerebbero la norma ai dettami della Costituzione: il primo relativo alla violazione del principio di ragionevolezza e il secondo relativo alla violazione del principio di tassatività. Gli avvocati avevano puntato sul fatto che il riformato articolo punisce in modo più severo una condotta già prevista, e dunque punita, dall'articolo 22 del Testo unico sull'immigrazione e lo fa senza poggiare sulla sufficiente determinatezza che è propria della legge penale che – lo dice la Costituzione – deve circoscrivere con chiarezza e precisione estreme la fattispecie di reato. Contro tutte e due le tesi si era espressa la procura. Oggi il giudice ha ripreso l'udienza preliminare ritenendo l'insussistenza delle questioni e dunque respingendo la richiesta di inviare tutto ai giudici della legge chiamandoli ad un esame circa l'aderenza della norma ai principi della Costituzione.
Furono le telecamere nascoste installate dai carabinieri a documentare le condizioni di lavoro degli operai impiegati in un capannone in via del Sabotino stipato di macchinari e di capi di abbigliamento da confezionare. Operai costretti, secondo l'accusa, a turni massacranti e poi mandati a riposare in un appartamento troppo piccolo per tutti.
L'udienza è stata aggiornata al 24 luglio per la decisione del giudice sul destino dei macchinari sequestrati: restituirli come chiede la difesa o distruggerli come chiede il pubblico ministero.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  17.07.2019 h 15:41

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.