10.03.2019 h 11:39 commenti

Sequestrati pc e telefonini alla donna accusata di violenza sessuale sul ragazzino a cui faceva ripetizioni

Proseguono gli accertamenti per capire se ci sono stati rapporti sessuali e chi è il padre del bambino nato qualche mese fa. Per questo sarà decisivo il test del Dna già disposto dalla procura. La donna al Corriere della Sera: "Sono una mamma felicissima"
Sequestrati pc e telefonini alla donna accusata di violenza sessuale sul ragazzino a cui faceva ripetizioni
All'indomani della clamorosa vicenda, rivelata in anteprima da Notizie di Prato, si vanno definendo meglio i contorni dell'inchiesta che vede una donna accusata di violenza sessuale su un ragazzino minore di 14 anni dal quale potrebbe anche aver avuto il figlio nato qualche mese fa (LEGGI).
Proprio in relazione alla gravidanzaa, sarà l’esame del dna a dire se il bambino partorito all’inizio dello scorso autunno dalla donna di 35 anni indagata dalla procura di Prato per violenza sessuale sia davvero figlio del ragazzino di 13 anni a cui dava ripetizioni. Il racconto della donna, che secondo quanto emerso finora avrebbe portato avanti la gravidanza senza fare mistero della paternità, è al vaglio degli investigatori della Squadra Mobile che nelle ultime ore hanno compiuto una serie di accertamenti ordinati dalla procura e finalizzati ad acquisire elementi in grado di chiarire meglio sia il racconto dell’insegnante che la denuncia presentata dalla famiglia del minorenne. 
La Squadra mobile ha fatto almeno una perquisizione domiciliare e sequestrato pc e telefonini alla ricerca dei contatti, dei messaggi, delle conversazioni che la donna e l’alunno si sarebbero scambiati nel corso del tempo. Si tratta di ricostruire la presunta relazione tra i due che si frequentavano un paio di volte a settimana per le ripetizioni di una materia che risultava particolarmente difficile per il ragazzino tanto che i genitori si erano rivolti alla donna per lezioni private. Sembra accertato in tutto e per tutto che il mondo della scuola non abbia niente a che fare con questa delicatissima vicenda. La 35enne non sarebbe nemmeno una docente di ruolo bensì una infermiera che si era prestata ad aiutare il ragazzo negli studi. A mettere in moto l’inchiesta è stata la querela presentata dalla famiglia del minore, assistita dall'avvocato Roberta Roviello, sconvolta dalla notizia della paternità che la 35enne avrebbe annunciato al ragazzino. Sul punto, se il 13enne sia o no il padre del piccolo, sarà decisivo il test del Dna, ma a prescindere da questo resta la qustione degli eventuali rapporti sessuali da parte della donna con un minore di 14 anni.
Bocche cucite in procura. “L’inchiesta - le parole del procuratore Giuseppe Nicolosi - è delicatissima e per questo intendiamo adottare il riserbo massimo”.
La donna, che è difesa dall'avvocato Mattia Alfano, tramite il suo legale ha parlato con il Corriere della Sera dicendo di non avere niente da nascondere e di aver acconsentito al prelievo del Dna. La 35enne è sposato e ha già un figlio dal marito: "Sono una mamma felice, felicissima" ha dichiarato ai giornalisti del Corriere.
 
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Data della notizia:  10.03.2019 h 11:39

 
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