02.08.2021 h 10:44 commenti

Schiaffi e cinghiate agli operai sfruttati, la procura chiude l'inchiesta sui coniugi finiti in manette

Avvisi di fine indagine inviati dalla procura per i gestori e la prestanome della pelletteria che lavorava per una importante casa di moda. A mettere in moto la guardia di finanza fu la denuncia della Camera del lavoro di Prato che aveva raccolto lo sfogo di tre operai africani. Ricostruito il trattamento riservato a 18 dipendenti
Schiaffi e cinghiate agli operai sfruttati, la procura chiude l'inchiesta sui coniugi finiti in manette
Chiusa in tempi record l'inchiesta sullo sfruttamento degli operai della pelletteria Serena, l'azienda di Poggio a Caiano gestita da due imprenditori cinesi, marito e moglie, il primo rimasto agli arresti domiciliari e la seconda finita in carcere dopo aver violato la misura cautelare. I sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno inviato gli avvisi di conclusione delle indagini non soltanto per il trattamento che i coniugi hanno riservato ai loro 18 dipendenti, ma anche per una serie di reati fiscali. Gli inquirenti, che cominciarono a indagare sui due imprenditori dopo la denuncia presentata dalla Camera del lavoro di Prato sulla scorta della segnalazione ricevuta da tre operai africani, riscontrarono pesanti irregolarità che convinsero la procura a chiedere e ottenere il sequestro preventivo di 900mila euro, vale a dire l'ammontare del profitto che, secondo quanto emerso, sarebbe stato realizzato con il reato di evasione fiscale.
Insieme ai due cinesi, erano stati coinvolti nell'inchiesta due imprenditori italiani che però sarebbero risultati estranei alle contestazioni nonostante avessero rapporti di lavoro con la pelletteria alla quale commissionavano lavoro in subappalto. Resta invece in piedi la posizione della cinese che avrebbe avuto il ruolo di prestanome consentendo a marito e moglie di fare impresa senza comparire.
La guardia di finanza ricostruì che la pelletteria Serena era l'ennesima impresa subentrata alla precedente in una lunga, lunghissima catena di 'apri e chiudi', il sistema che permette di sfuggire al fisco e non pagare i debiti maturati con l'erario.
A descrivere le condizioni di lavoro sono stati in prima battuta gli operai che si sono rivolti alla Camera del lavoro, poi le verifiche, gli accertamenti, i video girati e le foto scattate dagli investigatori. Solita storia: turni massacranti, paghe da fame, un posto letto in un appartamento sovraffollato e in pessime condizioni igieniche e sanitarie e, come se tutto ciò non fosse già abbastanza degradante, anche punizioni corporali agli operai meno attenti. Schiaffi in pieno viso e cinghiate sulle mani: questa, secondo le carte dell'inchiesta, 'la paga' se il lavoro non filava liscio.
 
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Data della notizia:  02.08.2021 h 10:44

 
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