26.07.2015 h 09:51 commenti

Rsa Narnali, la Cgil scrisse alla Asl già nel 2010: "Criticità e condizioni di lavoro difficili"

Dopo una visita nella struttura, il sindacato scrisse all'azienda sanitaria per chiedere un incontro urgente. Lorenzo Pancini, all'epoca responsabile del comparto Sanità, elencò in tredici punti carenze, criticità, difficoltà e chiese soluzioni condivise"
Rsa Narnali, la Cgil scrisse alla Asl già nel 2010: "Criticità e condizioni di lavoro difficili"
Già a dicembre 2010 il comparto Sanità della Cgil poneva interrogativi e riflessioni sulla Rsa di Narnali al centro dei casi di maltrattamenti agli anziani per i quali la procura di Prato nei giorni scorsi ha indagato 17 tra infermieri e operatori socio-sanitari, nove dei quali sospesi dal lavoro. Una lettera inviata, tra gli altri, alla direzione sanitaria della Asl 4, a firma del responsabile del comparto Lorenzo Pancini, metteva in fila 13 punti e concludeva con due righe molto esplicite circa una situazione che avrebbe potuto determinare “condizioni di pericolo sia per gli operatori sia per gli utenti”. A rivelare l'esistenza della lettera è stato martedì 21 luglio Giovanni Iorio, Funzione pubblica Cgil, intervenendo al dibattito pubblico organizzato da Notizie di Prato e Toscana Tv al Tondo del Mercatale (domani, lunedì 27 luglio, alle ore 21.10, sul canale 18, andrà in onda l'incontro in versione integrale).
La lettera è datata 14 dicembre 2010. Qualche giorno prima, il sindacato compie una visita nella Rsa per verificare le condizioni di lavoro del personale infermieristico riscontrando una situazione che spinge a chiedere un “incontro urgente al fine di addivenire a soluzioni condivise rispetto alle criticità evidenziate”. Tra le questioni portate all'attenzione della Asl 4 l'organizzazione dei turni di lavoro, il fatto che “metà del personale presenta limitazioni alla mansione lavorativa, prescritte dal medico competente aziendale”, “la quasi totalità del personale presenta eccedenze orarie rispetto al dovute nonché ferie arretrate”, “a fronte di 46 ospiti nel corso degli anni c'è stata una variazione nella complessità assistenziale con una maggioranza di ospiti non autosufficienti con pluripatologie che richiedono una costante assistenza”.
Pancini non giustifica affatto quello che è successo ma chiede che l'azienda sanitaria si prenda le proprie responsabilità. Nei giorni immediatamente successivi ai provvedimenti della procura e al video choc della squadra mobile con le immagini e l'audio di quanto avveniva, la Asl ha fatto “piazza pulita” e tutto il personale in servizio alla Rsa di Narnali è stato sostituito da personale della Misericordia. Secondo Pancini è necessario scavare più in profondità e capire se le difficili condizioni di lavoro, negli anni, hanno avuto un ruolo.  
“Feci due o tre sopralluoghi dopo le chiamate insistenti dei dipendenti – ricorda Pancini – e poi scrissi alla Asl evidenziando tre indicatori oggettivi che erano sintomo del malessere dei dipendenti: ore di malattia, ore di ferie non godute, ore accumulate. Un carico di lavoro enorme anche a fronte di un'altra situazione: ogni infermiere ha una restituzione da parte del cittadino per il lavoro che svolge, può essere un grazie e può essere il contrario. Si tratta comunque di un rapporto che si instaura; non è lo stesso per chi lavora con un malato di alzheimer perché non è in grado di restituire niente e non c'è mai gratificazione per il lavoro che viene fatto. Non è una giustificazione, sia chiaro, ma dico che la Rsa di Narnali deve insegnare qualcosa”. Pancini chiede se negli anni qualche operatore ha chiesto di essere trasferito, di essere collocato in una struttura diversa: “Se questo fosse avvenuto senza risposte da parte dell'azienda, è ancora più grave”. E ancora: “Chi opera nel complesso e delicato mondo della sanità deve essere supportato, lo stabilisce la legge – spiega Lorenzo Pancini – proprio per evitare o ridurre il rischio di stress da lavoro correlato: è stato fatto tutto questo con gli operatori della rsa di Narnali? Sono stati messi in condizione di dire che ormai avevano raggiunto il limite? L'azienda ha verificato il grado di benessere e nel caso è intervenuta”? Il sindacalista tiene distinti due percorsi: “Da un parte il percorso giudiziario che un giorno metterà un punto a questa triste vicenda. Ma c'è anche un percorso di responsabilità dell'azienda perché la risposta non può essere soltanto “tutti via”, si tratta di una risposta banale e semplicistica, circoscritta quando invece c'è bisogno di un'analisi approfondita e di interventi mirati perché certi episodi non si ripetano mai più. Tutelare, aiutare, supportare un lavoratore della sanità non è soltanto una prescrizione di legge ma anche una garanzia per il cittadino. Verificare e assicurare l'integrità psicofisica del dipendente significa tutelare il paziente”.    
 
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Data della notizia:  26.07.2015 h 09:51

 
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