15.06.2018 h 16:10 commenti

Rsa di Narnali, in aula parlano oss e infermieri: "Eravamo stanchi e stressati ma nessuno ci ha ascoltato"

Prosegue il processo contro quattro dipendenti della struttura finita al centro di un'inchiesta per i maltrattamenti agli anziani ospiti. Molti degli imputati hanno già patteggiato o hanno usufruito di riti alternativi
Rsa di Narnali, in aula parlano oss e infermieri: "Eravamo stanchi e stressati ma nessuno ci ha ascoltato"
“Il clima ad un certo punto è cambiato, eravamo stanche, stressate per i carichi di lavoro e per gli orari dei turni. A volte in due dovevamo stare dietro a quindici pazienti e ce n'erano anche di agitati che ci inducevano ad uno stress anche psicologico. Nell'ultimo periodo eravamo al limite della sopportazione, chiedemmo anche sostegno psicologico ai nostri referenti ma non ci fu dato”.
E' uno dei passaggi della testimonianza rilasciata oggi, venerdì 15 giugno, al processo sui maltrattamenti agli anziani ricoverati nella Rsa di Narnali da Maria Grazia Carenzi, una delle Oss indagate e poi imputate che ha chiuso la sua vicenda giudiziaria con un patteggiamento a un anno e 8 mesi di reclusione. Sono quattro le persone, delle diciassette inizialmente indagate e delle tredici arrivate a giudizio, che hanno scelto il dibattimento: l'infermiera Maria Cristina Latessa difesa dall'avvocato Antonino Denaro, Khadija Halim difesa dall'avvocato Meucci, Lidia Del Medico  assistita dagli avvocati Meucci e Di Salvio, e Liviana Pastorelli difesa dall'avvocato Milani.
E' stato il giorno dei testimoni delle difese: di tutti quelli convocati davanti al giudice Scarlatti e al pm Egidio Celano, solo quattro hanno risposto alle domande. Lo hanno fatto la Carenzi e Alessandro Pozzato, assistente di base, che in fase di udienza preliminare ha patteggiato una condanna a un anno e 9 mesi, un tirocinante estraneo alla vicenda e il coordinatore degli infermieri Pierenrico Sgarbi, anche lui estraneo ai fatti, che ha lavorato alla Rsa di Narnali per quattro anni fino ad aprile del 2015. “Scelsi di tornare a fare l'infermiere – ha detto rispondendo alle domande degli avvocati – mi dimisi poco prima dell'inchiesta della quale ho saputo solo dalla stampa. Non sapevo nulla di quello che succedeva”. E' stata l'avvocato Meucci a muovere contestazioni: “Alla polizia, quando fu sentito, raccontò che un'ospite era caduta e incolpò la dipendente Daniela Lascialfari e lei ha anche partecipato ad un audit della Asl per fare chiarezza su quanto accaduto”. Sgarbi ha ricordato che alcune colleghe si lamentavano del comportamento della Lascialfari, imputata principale condannata a 3 anni di reclusione. Un comportamento stigmatizzato anche da Pozzato: “So di reclami fatti da una ex collega rispetto ai metodi bruschi della Lascialfari che in seguito fu anche sospesa dal lavoro”, ha detto. Dalle testimonianze sono emersi anche furti che avvenivano all'interno della struttura e i lividi su alcuni pazienti che venivano giustificati con le manovre a cui erano sottoposti durante le fasi di assistenza e pulizia.
Diversi i familiari degli anziani che si sono costituiti parte civile. Parte civile anche la Asl che insieme alla cooperativa La Ginestra è nel processo responsabile civile.
La Rsa di Narnali finì al centro della cronaca a metà del 2015 quando le indagini della polizia portarono alla luce un quadro di maltrattamenti ai danni dei degenti. Le telecamere nascoste installate nelle camere degli ospiti mostrarono quello che succedeva nella struttura gestita dal Consorzio Astir con personale delle cooperative. Le misure cautelari furono nove.
Il processo riprenderà il 2 ottobre.
 
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Data della notizia:  15.06.2018 h 16:10

 
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