24.10.2014 h 18:21 commenti

Rogo via Toscana, udienza a porte aperte. Uno dei presunti gestori: "Sapevamo di avere operai clandestini"

Da sette mesi agli arresti domiciliari assieme alla moglie Lin Youli e alla cognata Lin You Lan, è comparso davanti al giudice Isidori Hu Xiaping. Incalzato dalle domande di accusa e parti civili, ha raccontato le condizioni di lavoro nel Teresa Moda: "Tredici ore in media al giorno, vitto e alloggio garantito. Gli operai dormivano nelle stanzette del soppalco"
Rogo via Toscana, udienza a porte aperte. Uno dei presunti gestori: "Sapevamo di avere operai clandestini"
“Quella notte cercai di spegnere l'incendio, con un idrante provai a fare qualcosa però svenni e mi ritrovai al pronto soccorso dell'ospedale”. Hu Xiaoping, 40 anni, è uno dei tre presunti gestori del Teresa Moda, la confezione andata a fuoco il primo dicembre 2013, agli arresti domiciliari da sette mesi con l'accusa di omicidio colposo aggravato plurimo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, favoreggiamento della permanenza in Italia di clandestini. Quella notte dormiva al piano terra del capannone con la moglie e il figlio. Sopra le loro teste, i sette operai morti chi per intossicazione acuta da cianuri e chi per intossicazione acuta da monossido di carbonio. Stamani è comparso davanti al giudice Isidori per il processo con rito abbreviato. Udienza a porte aperte, come ha chiesto e ottenuto il suo difensore, Gabriele Zanobini. Affiancato dall'interprete, Hu Xiaoping ha risposto alle domande del pubblico ministero Lorenzo Gestri, delle parti civili e della difesa. Un interrogatorio lungo, complesso, faticoso. A tratti drammatico, come quando sono state proiettate le immagini dei resti del Teresa Moda. L'uomo ha detto di aver abitato solo gli sei ultimi mesi prima del rogo nel capannone di via Toscana, assieme alla moglie Lin Youli, anche lei imputata, e al figlio. Ha detto che a gestire l'azienda era Lin You Lan, sorella della moglie. Ha anche detto che assieme alla moglie, faceva le veci della cognata quando questa era assente. Poi, rispondendo alle domande, il racconto della vita nel Teresa Moda: “Gli operai lavoravano in media 13 ore al giorno, vitto e alloggio garantito. Qualcuno di loro fumava, se usavano apparecchi elettrici lo facevano di nascosto”. “Sapeva – ha chiesto il pubblico ministero – che per la ditta lavoravano anche clandestini”? La risposta è stata secca: “Sì”. E ancora, la descrizione del soppalco che è diventata la bara dei sette operai, e l'affermazione che quei soppalchi erano lì già dal 2008 quando lui, per la prima volta, mise piede in quel capannone. Hu Xiaoping ha detto di aver vissuto stabilmente a Prato dal 2012 e di aver abitato in due diversi affittacamere in via Pistoiese (“non ricordo come si chiamano e dove si trovano di preciso”), fino a maggio 2013. Ha negato di essersi dato da fare per aprire un'altra attività dopo l'incendio del Teresa Moda, e ha continuato a negare anche di fronte alle contestazioni del pm che, attraverso le intercettazioni telefoniche, ha raccontato l'esatto contrario. “Io stavo solo cercando un appartamento, non ho mai avuto intenzione – ha risposto più volte – di aprire una ditta”. In aula la moglie e la cognata di Hu Xiaoping che saranno sentite lunedì prossimo. Anche per loro, udienza a porte aperte: “Ho scelto così perché voglio che emerga un fatto molto semplice – ha spiegato l'avvocato Zanobini – e cioè che i cinesi non sono gli unici colpevoli. Tutti sapevano, non lo dico io ma il giudice nell'ordinanza di custodia cautelare, Prato sapeva e doveva non consentirlo. E lo poteva non consentire”. A seguire l'udienza anche alcuni dei parenti delle vittime, seduti distanti dalle sorelle Lin Youli e Lin You Lan: “Mi rattrista – ha commentato l'avvocato di parte civile Tiziano Veltri riferendosi all'imputato – che si continua ad avere un atteggiamento ostile non ammettendo le proprie responsabilità. Una non ammissione che contrasta in pieno con le risultanze investigative ma che viene mantenuta per arrivare ad ottenere le attenuanti generiche”. Alessandro Gattai, avvocato di parte civile di Cgil Prato e Filctem, ha commentato le condizioni di lavoro descritte dall'imputato: “E' emerso quello che già sapevamo, ossia condizioni di lavoro drammatiche con turni anche di 16 ore. Condizioni che appaiono del tutto naturali a chi gestisce le imprese. I gestori sono stupiti di essere, per questo, coinvolti nel giudizio sul rogo”.  
nt

 
 
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Data della notizia:  24.10.2014 h 18:21

 
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