02.02.2016 h 18:00 commenti

Rogo via Toscana, la difesa smonta le accuse: "Quei morti non sono colpa dei Pellegrini"

Ultima udienza prima della sentenza. Oggi è stata la volta dei difensori dei fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini che hanno chiesto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste". Le accuse dopo l'incendio nel loro capannone che provocò la morte di sette operai: omicidio colposo plurimo, incendio colposo aggravato e lesioni gravi
Rogo via Toscana, la difesa smonta le accuse: "Quei morti non sono colpa dei Pellegrini"
“Il proprietario di un immobile non è il controllore dell'imprenditore. Massimo e Giacomo Pellegrini non hanno responsabilità per quanto accaduto nel loro capannone e devono essere assolti perché il fatto non sussiste”. E' la certezza che i difensori dei soci dell'immobiliare Mgf, proprietaria del capannone di via Toscana distrutto dall'incendio che il primo dicembre 2013 costò la vita a sette operai della confezione Teresa Moda, hanno rappresentato al giudice Giulio Fanales nell'udienza di oggi, martedì 2 febbraio, l'ultima prima della sentenza. Arringhe articolate che hanno offerto una verità diversa da quella del pubblico ministero che ha chiesto una condanna a 4 anni e 10 mesi per i reati di omicidio colposo plurimo, incendio doloso aggravato e lesioni gravi: “I Pellegrini non sapevano dell'esistenza del dormitorio. Il fatto che lì, in quelle condizioni, non ci si potesse dormire è un aspetto solo ed esclusivamente gestionale”. Insomma, per dirla con le parole dell'avvocato Luca Bisori che difende Giacomo Pellegrini, “la sfera di rischio che è tipica di un'attività con le caratteristiche della Teresa Moda esula dalla sfera di rischio che si può addebitare ad un proprietario”. Un processo destinato a fare storia qualunque sarà la sentenza che dovrà rispondere ad un quesito: i proprietari hanno o no responsabilità per quello che succede dentro i loro capannoni? La difesa ha puntato tantissimo sull'assenza di diretta connessione tra la proprietà del capannone e la modalità di gestione dell'impresa: “Non c'è un legame – è stato ripetuto a più riprese – il proprietario non ha il dovere della continua sorveglianza sulla conduzione dell'azienda da parte del locatario”. L'avvocato Alberto Rocca, per conto di Massimo Pellegrini, su questo punto è stato molto chiaro: “Il controllore dell'imprenditore è una figura che non può stare in questo processo perché non sta nel nostro ordinamento”. Gli avvocati degli imputati hanno più volte rimandato alla sentenza Thyssenkrupp delle Sezioni unite della Corte di Cassazione che marca la linea di confine tra dolo eventuale e colpa cosciente e assegna un significato preciso alla prevedibilità: “Nel nostro caso – la posizione dell'avvocato Rocca – non siamo in presenza di violazioni specifiche delle leggi”. E ancora: “E' pacifico che i proprietari del capannone non siano minimamente coinvolti nella gestione comune del medesimo rischio. Non si può contestare ai Pellegrini – ha aggiunto Bisori – la mancanza di cautele antinfortunistiche”. Arringhe ricche di tecnicismi che non hanno mancato però di dare una lettura a tratti più comprensibile della centralità del processo come quando è stata messa in discussione la credibilità del gestore della Teresa Moda, Lin You Lan, che ha detto che i Pellegrini sapevano della presenza del soppalco abusivo adibito a dormitorio. “In maniera rozza è venuta ad addossare responsabilità sui Pellegrini – le parole di Rocca – Lin You Lan è l'eco di tempi molto bui”. Ancora più duro l'avvocato Michele Nigro per Giacomo Pellegrini: “Ha mentito continuamente in ogni sede, negando l'ovvio, negando addirittura che Lin Youli, sopravvissuta con il marito e un operaio al rogo, fosse sua sorella. Da sola, davanti agli inquirenti, ha negato fino al paradosso e poi, ad un certo punto, smette di negare ciò che non può essere negato. Non confessa, si limita a confermare fatti già noti e così fa finta di collaborare prendendosi la patente di affidabilità. Può essere affidabile una persona che vive e lavora da 20 anni in Italia ma il cui nome non compare su un certificato, su un atto, su un documento, su un campanello”? Per due ore l'avvocato Andrea Niccolai, per il responsabile civile Mgf, ha ribadito come non sia possibile imputare alla proprietà responsabilità che sono ascrivibili solo all'imprenditore: “Non è onere del locatore ottenere le autorizzazioni amministrative per l'uso dell'immobile, lo dice una sentenza della Cassazione civile, e grava sul conduttore verificare che le caratteristiche tecniche dell'immobile siano idonee all'attività che si intende avviare. L'indirizzo largamente condiviso dalla giurisprudenza è che non spetta al locatore preoccuparsi dell'adeguatezza dell'immobile rispetto all'attività che sarà svolta”. Sulle cause che hanno scatenato l'incendio: “A parte il fatto che non si è raggiunta la prova certa che il rogo non abbia avuto un'origine dolosa – ha aggiunto Niccolai – se anche fosse stata colpa del malfunzionamento dell'impianto elettrico, questo non può essere ascrivibile ai proprietari. E se ad alimentare il fuoco è stato il materiale accumulato nel punto dove ha avuto inizio l'incendio, non si può dare la colpa ai proprietari e nemmeno si può dare loro la colpa se non ci sono presidi anticendio”. E sul manufatto in cartongesso: “E' provata – ha detto ancora Niccolai – la mancanza di relazione con il propagarsi dell'incendio. Il cartongesso è un materiale ignifugo che non libera sostanze tossiche, insomma la presenza del soppalco non ha costituito un aumento del rischio incendio. I Pellegrini non hanno dato alcun contributo al rogo”. Infine i risarcimenti chiesti dalle parti civili per un totale di quasi 9 milioni: “Ai sindacati e al Comune di Prato dico che se c'è un sistema Prato loro sono i primi responsabili – ha concluso l'avvocato Niccolai – al Comune ci sarebbe da ascrivere una qualche responsabilità in ambito sociale quanto meno per quello che riguarda i controlli sul territorio. All'Inail che chiede un milione 700mila euro dico che siamo di fronte a rendite ai familiari delle vittime e che al momento sono stati sborsati solo 120mila euro”. 
nt
 
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Data della notizia:  02.02.2016 h 18:00

 
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