25.09.2015 h 14:29 commenti

Rogo via Toscana, l'Inail al processo: "Alle famiglie delle vittime un milione 700mila euro"

E' stato il giorno del direttore dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro che ha elencato la previsione di spesa in favore dei superstiti. Botta e risposta con la difesa degli imputati. In aula anche due consulenti Inail che a proposito del soppalco hanno detto: "Ha esaltato il rischio incendio e raddoppiato le conseguenze"
Rogo via Toscana, l'Inail al processo: "Alle famiglie delle vittime un milione 700mila euro"
Un milione 700mila euro: tanto l'Inail prevede di sborsare per le sette vittime del rogo di via Toscana. Lo ha detto oggi, venerdì 25 settembre, il direttore dell'istituto David Maccioni, testimone al processo a carico dei fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari dell'immobile di via Toscana che ospitava la confezione Teresa Moda. Il direttore ha elencato la previsione di spesa in favore dei superstiti con cifre che variano da un minimo di 193 a una massimo di 324mila euro, a seconda della presenza o meno di figli. All'unico operaio sopravvissuto, che ha riportato danni permanenti pari all'8 per cento, sono stati dati 9.200 euro oltre l'indennità di inabilità temporanea. “La rendita viene corrisposta mensilmente “, ha spiegato al giudice Fanales, al pm Gestri e agli avvocati il direttore Maccioni. In ballo è tornata nuovamente la transazione firmata in Cina da una parte dei familiari delle vittime . Perché? Perché un accordo economico che interviene o che è intervenuto tra superstiti e datori di lavoro – come nel caso della Teresa Moda – pregiudica la possibilità per Inail di rivalersi sui responsabili. E' stato l'avvocato Alberto Rocca, che difende Massimo Pellegrini, a parlare dell'accordo attraverso il quale Lin You Lan, titolare della Teresa Moda già condannata per la morte dei sette operai, ha risarcito con 100mila euro ognuna delle famiglie. Un accordo che non solo dice chiaramente che il firmatario rinuncia a ulteriori azioni penali e civili in Italia e in Cina nei confronti di Teresa Moda e delle persone coinvolte nell'incendio, ma si inserisce, o meglio dire si inserirebbe nell'intervento di Inail. Inail che riconosce il danno patrimoniale e per questo c'è da capire se la transazione ha per oggetto anche questo o se il suo contenuto può essere esteso a tale ambito. Se così fosse, l'istituto potrebbe avviare quella che si chiama “azione restitutoria”, vale a dire il recupero tramite trattenuta sull'assegno mensile fino all'esaurimento del credito, non 100mila euro ma la parte di questa somma riconducibile eventualmente al danno patrimoniale riconosciuto dall'Inail. La sostanza, per dirla in altre parole, è che non si possono ottenere più risarcimenti per lo stesso motivo. L'avvocato Rocca ha incalzato il direttore Maccioni: “Su che base avete accertato il diritto alla prestazione Inail”?. Risposta: “Sulla base delle denunce e delle valutazioni fatte da un nostro ispettore anche con l'aiuto degli atti della procura”. E ancora: “E' emerso che in quel luogo dormivano persone che non avevano rapporti di lavoro con la ditta, pagate anche per quelle”? “Abbiamo accertato che tutti i morti lavoravano lì – ha ribattuto il direttore dell'Inail – gli atti della procura sono stati determinanti a questo fine “. Di nuovo l'avvocato Rocca: “Il Consolato vi ha fornito una qualche documentazione utile a stabilire il dovere all'erogazione”? Maccioni: “I certificati di matrimonio tradotti in italiano”. Rocca: “Nella mia esperienza professionale mi sono sempre imbattuto in cinesi conviventi, qui tutti sposati, curioso! Avete chiesto ad un rappresentante italiano in Cina di andare a verificare l'esistenza dei certificati di matrimonio”? Risposta: “No”.
All'udienza di oggi hanno parlato anche i consulenti Inail Fernando Renzetti e Domenico Gillioni, quest'ultimo già impegnato nei processi per la strage di Viareggio e Costa Concordia. Entrambi hanno ricostruito la dinamica del rogo, le caratteristiche dell'immobile e la struttura dell'attività produttiva. I due tecnici hanno definito “impraticabile” la via di fuga sulla parte opposta del capannone rispetto all'ingresso: “Quella che conosciamo come torretta antincendio – ha spiegato l'avvocato di parte civile Inail, Giuseppe Quartararo – è in realtà il vecchio sistema di evacuazione fumi e dunque un ulteriore pericolo per i lavoratori a causa dell'effetto camino, aprendo quella porta i fumi si sarebbero concentrati in quel punto, un po' come è successo quando l'operaio più vicino alla finestra ha spaccato il vetro richiamando a sé le esalazioni che lo hanno soffocato”. La presenza del soppalco è stato l'altro elemento al centro della ricostruzione: “Elemento – ha aggiunto Quartararo – che ha esaltato il rischio incendio e raddoppiato le conseguenze. Infine oggi è emerso che mancava la conformità sull'impianto elettrico e sull'impianto di messa a terra”.
Prossima udienza a ottobre.
nadia tarantino


 
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Data della notizia:  25.09.2015 h 14:29

 
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