28.01.2016 h 18:47 commenti

Rogo via Toscana, il pm: "Condannate i fratelli Pellegrini". Chiesta pena di 4 anni e 10 mesi

Mano pesante del sostituto procuratore Lorenzo Gestri nei confronti dei fratelli titolari del capannone dove morirono sette operai nell'incendio della ditta Teresa Moda
Rogo via Toscana, il pm: "Condannate i fratelli Pellegrini". Chiesta pena di 4 anni e 10 mesi
Quattro anni e 10 mesi. E' questa la condanna che il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha chiesto per Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari, attraverso l'immobiliare Mgf, del capannone di via Toscana distrutto dall'incendio che il primo dicembre 2013 costò la vita a sette operai della confezione Teresa Moda. Mano pesante e nessuno sconto al termine di otto ore di requisitoria che con intensa puntualità, tassello dopo tassello, ha costruito il puzzle di quanto accaduto prima, durante e dopo il rogo. Incendio colposo aggravato, omicidio colposo plurimo, lesioni gravi le accuse a carico dei due fratelli per i quali il fatto di essere incensurati non ha portato al riconoscimento, da parte del pubblico ministero, delle attenuanti generiche: “E' un elemento che viene completamente travolto dalla condotta di due professionisti dell'immobiliare che hanno scelto di fare impresa a tutti i costi e di fare lucro su un immobile con abusi edilizi, abusi che hanno determinato la morte di sette poveri carcerati che lavoravano e soprattutto vivevano in un luogo non sicuro che non ha lasciato possibilità di salvezza, un luogo dove niente era a norma e dove è stato ampiamente dimostrato non c'era l'agibilità”.

L'inferno mentre gli operai dormono. Il rogo ha sorpreso gli operai nel sonno e vano è stato il tentativo di Su Qifu di salvarsi rompendo il vetro della finestra vicina alla sua stanzetta ma protetta da una grata che non gli ha permesso di fuggire. “Questo uomo è stato trovato con il cellulare in mano, prima di morire ha chiamato la moglie per dirle del fuoco, delle fiamme alte. Altro che inabilità in tredici secondi come affermato dal medico legale consulente della difesa. Il fatto che stavano dormendo è stato determinante, senza dormitorio non si muore e se si muore non ci sono imputati Giacomo e Massimo Pellegrini”. Il pm ha rimesso insieme le testimonianze di chi quel primo dicembre arrivò sul posto e si trovò davanti ad un capannone diventato un cimitero. “Alle 6.53 la prima chiamata ai vigili del fuoco e da quel momento passano sei ore prima di domare le fiamme vive, 14 prima di spegnere l'incendio, 36 prima di soffocare gli ultimi focolai. Su Qifu è stato identificato subito perché risparmiato dall'azione devastante del fuoco. Con lui è stata identificata anche una donna il cui corpo carbonizzato sembrava inizialmente quello di un bambino: a lei è stato possibile dare un nome solo grazie al ritrovamento di una collanina d'oro riconosciuta dal marito”. Sette i morti (Zheng Xiuping, 50 anni, Rao Changjian, 42, Lin Guang Xing, 51, Wang Chun Tao, 46, Dong Wenqiu, 45, Su Qifu, 43, Xue Xieqing), quattro i sopravvissuti: un operaio, Chen Changzhong, e i co-gestori della ditta, Lin Youli e Hu Xiaoping, con il loro figlioletto. I due, assieme alla sorella di lei, Lin You Lan, sono stati processati con rito abbreviato e già condannati in primo grado a pene comprese tra 8 anni e 8 mesi e 6 anni e 6 mesi.

Senza dormitori non si muore”. Risuona più volte questa affermazione nella lunga requisitoria del pm che uno dopo l'altro ha messo in fila elementi, testimonianze, dichiarazioni, intercettazioni che lo hanno convinto della consapevolezza dei Pellegrini rispetto agli abusi edilizi nel capannone di via Toscana. “Ci sono sempre stati dal 2008 in avanti, da quando cioè inizia il rapporto tra la Mgf e Lin You Lan a cui hanno fatto capo le aziende che negli anni si sono succedute nell'immobile. Il primo contratto – ha ripercorso il pm – è del 24 gennaio 2008, nove giorni dopo che viene consegnato il cartongesso con cui gli inquilini costruiscono i dormitori. Tramite il ritrovamento di alcuni pezzetti di quel cartongesso siamo riusciti a costruire la filiera: anno di produzione, produttore, grossista, rivenditore al dettaglio e possiamo dire con certezza che quelle 53 lastre di cartongesso sono diventate dormitori abusivi nel 2008. E mai sono stati smontati quei posti letto perché man mano che Lin You Lan cambiava ragione sociale il contratto di affitto veniva rinnovato senza interruzioni”. Gestri ha insistito molto sulla sua convinzione: “I Pellegrini sapevano, hanno sempre saputo. Non si spiega altrimenti perché, accusati di reati colposi, non abbiano mai accettato il confronto o non abbiano sentito l'esigenza di andare dal giudice a dire la loro. In 15 anni di carriera è la prima volta che mi trovo davanti a imputati che ripeto, imputati di reati colposi, rinunciano all'interrogatorio. Oggi siamo a fare un processo a persone che non potevano dirci di non sapere”. E a conferma della sua tesi, Gestri ha ricordato le dichiarazioni di Lin You Lan che ha raccontato, prima come imputata e poi come testimone, dei sopralluoghi di Massimo Pellegrini nel capannone per verificare la presenza di infiltrazioni, per indicare in quale parte si potevano ricavare finestre per far entrare più aria. "Addirittura – ha incalzato il pm – Lin You Lan è venuta a dirci che Massimo Pellegrini si era anche complimentato per il soppalco dicendole che il lavoro era stato fatto abbastanza bene”. E ancora: le dichiarazioni dell'operaio sopravvissuto, dei verificatori di Asm e Sori che hanno misurato il soppalco per il calcolo della tassa dei rifiuti e i sopralluoghi di professionisti chiamati a dare indicazioni per mettere a norma il capannone. Non basta? Ecco una intercettazione telefonica dei giorni immediatamente successivi all'arresto – ha continuato Gestri – Massimo parla al telefono con un interlocutore che gli chiede conto delle notizie di stampa e gli chiede espressamente se la proprietà fosse a conoscenza degli abusi. E che risponde Massimo Pellegrini? Risponde che 'se è così nessuno affitta'. Giudice, questa risposta la interpreto come un'ammissione del modus operandi dei proprietari”.

Professionisti dell'immobiliare”. Così il pm chiama i fratelli Pellegrini. “Un'aggravante – ha spiegato – perché è impossibile sostenere che questi signori non conoscano le regole del settore, le norme, le leggi. Il 27 febbraio 2012 hanno interrotto il contratto di affitto che andava avanti dal 2008 e due giorni più tardi lo hanno rinnovato invece di scegliere di fare un patto con la legalità. Giacomo Pellegrini ha però fatto una cosa diversa rispetto al passato: non ha descritto nel contratto lo stato dell'immobile ma ha solo riportato il riferimento dei dati catastali. Sapeva che una descrizione come quella del 2008, e cioè di un immobile completamente libero, sarebbe stata un falso”. La Mgf è una delle società immobiliari dei Pellegrini e da sola ha una rendita catastale di quattro milioni e mezzo; nel 2013 il fatturato per gli affitti ammonta a 960mila euro. “Professionisti dell'immobiliare – ha ripetuto il pm – e gente che ha già avuto a che fare, prima dell'incendio, con proprietà sequestrate. Il loro commercialista è venuto a dirci che Giacomo Pellegrini resta sconvolto dal sequestro di un immobile in via Cavour affittato a cinesi e assicura di non voler più avere a che fare con gente che non sia in grado di dare garanzie sul rispetto delle norme. Stessa cosa succede in un fondo nel sottosuolo di un palazzo di via Traversa del Crocifisso, lo stesso palazzo dove ha sede l'ufficio dei Pellegrini. Intanto – aggiunge Gestri – sappiamo cosa succedeva in via Toscana. Cosa o chi, se non la scelta di continuare a fare soldi con un bene abusato, ha obbligato i proprietari a affittare di nuovo il capannone il 29 febbraio 2012"?

Il sistema Prato. “Questo non è il processo contro i proprietari pratesi, contro il sistema Prato, contro l'intreccio tra cinesi e italiani. No – ha affermato con forza Gestri – questo è il processo contro il rapporto malato che si sviluppa tra proprietari e inquilini, tra i fratelli Pellegrini e Lin You Lan. Un rapporto di reciproca convenienza, un patto di sangue che si rompe il primo dicembre 2013. Questo è il processo a due professionisti dell'immobiliare che si sono assunti una colpa grave perché sia chiaro che qui siamo oltre la colpa semplice, siamo nel campo della colpa prevedibile. Gli imputati hanno accettato di correre un rischio, hanno consapevolmente accettato di correrlo”. Un po' del sistema Prato è comunque finito nella requisitoria: impossibile il contrario. “Una vicenda che è lo specchio di tante altre – ha detto il pm – una gestione illegale che questa volta si è conclusa con i fatti tragici del primo dicembre 2013”. E via con le testimonianze di professionisti che “sono venuti a raccontare fatti non rispondenti al vero e per alcuni ho già chiesto la trasmissione degli atti alla procura”. Nome per nome, dichiarazione per dichiarazione, Gestri ha spiegato come e perché alcuni testimoni hanno mentito e si è detto per questo “indignato”.

Prossima puntata lunedì primo febbraio con le discussioni delle parti civili, poi martedì toccherà alla difesa.  
nt
 
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Data della notizia:  28.01.2016 h 18:47

 
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