09.10.2015 h 14:47 commenti

Rogo via Toscana, il "mistero" dell'affitto ridotto alla Teresa Moda: il pm in pressing sul testimone

Nuova udienza del processo a carico dei fratelli Pellegrini, proprietari del capannone di via Toscana che ospitava la confezione Teresa Moda. In aula i consulenti della difesa che hanno passato in rassegna carte, conti e rapporti delle società gestite dai due immobiliaristi. Circa il 10 per cento l'incidenza delle locazioni cinesi rispetto al volume complessivo dei ricavi
Rogo via Toscana, il "mistero" dell'affitto ridotto alla Teresa Moda: il pm in pressing sul testimone
“Quando alla stireria Lana subentrò la confezione Teresa Moda l'affitto passò da 2.600 e 1.600 euro. Quando si ha a che fare con un conduttore che paga regolarmente, di solito si accetta la richiesta di una riduzione del canone. E' una moda, per via della crisi, chiedere di pagare un affitto più basso”. E' uno dei passaggi della testimonianza tecnica rilasciata oggi, venerdì 9 ottobre, al processo per il rogo di via Toscana dal commercialista Michele Morganti, consulente della difesa dei fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, proprietari del capannone distrutto dall'incendio che il primo dicembre 2013 costò la vita a sette operai cinesi. Un passaggio cruciale secondo il pubblico ministero Lorenzo Gestri: “Come fa a parlare di affidabilità del conduttore dal momento che il contratto d'affitto era nuovo, con un'azienda diversa da quella precedente”? Morganti ha detto di aver appreso dagli avvocati degli imputati che il conduttore era sempre lo stesso. Cioè Lin You Lan, l'imprenditrice già condannata per la tragedia. Lin Janli, titolare formale della Teresa Moda, mai rintracciata, ha solo fatto da prestanome, semplicemente un nome e un cognome registrato alla Camera di Commercio. Niente di più. Si sapeva già ma oggi è stato ribadito a conferma dei rapporti datati tra i Pellegrini e Lin You Lan.
Sulla riduzione dell'affitto ha puntato molto la difesa degli imputati tanto che il consulente ha elencato i diversi locatari che chiesero e ottennero uno sconto sul canone: “La crisi ha prodotto riduzioni per vera necessità o per opportunità – le parole di Morganti – una prassi diventata a un certo punto normale tanto che il legislatore ha abolito la tassa su questo tipo di modifica contrattuale. L'immobiliare Mgf applicò sconti a 3-4 clienti, sia italiani che cinesi. Un principio semplice: meglio mantenere relazioni con inquilini solvibili che però non possono più permettersi i costi di una volta che imboccare la via dell'incertezza. L'affitto di 1.600 euro alla confezione Teresa Moda è stato ritenuto congruo rispetto ai parametri della tabella Omi (Osservatorio del mercato immobiliare, ndr) e dunque non sottoponibile agli accertamenti dell'Agenzia delle entrate”. Tutto regolare, così come tutto regolare dopo le verifiche sull'immobiliare Mgf fatte dalla guardia di finanza all'indomani dell'incendio. Lo ha detto il commercialista Filippo Sanesi, dal 2011 consulente amministrativo e fiscale dell'immobiliare. “La finanza acquisì una serie di documenti e nel marzo 2014 tornò a sequestrare altra documentazione. Fui chiamato a spiegare una decina di movimentazioni finanziarie e portai i giustificativi. Ne rimasero in piedi solo due che finirono all'Agenzia delle entrate a cui dimostrammo la fondatezza delle operazioni rimuovendo in toto tutti i rilievi”. L'avvocato Rocca, che difende Massimo Pellegrini, ha chiesto conto a Sanesi di un immobile in via Cavour a Prato di proprietà dei fratelli Pellegrini, sequestrato nel 2012: “Quale comportamento tennero dopo questo provvedimento i proprietari”? “Dimostrarono una grande attenzione e preoccupazione per il sequestro dovuto alla presenza di pareti di cartongesso fatte dall'inquilino. Giacomo Pellegrini decise di darlo di nuovo in locazione solo a condizioni di estrema garanzia sulla solvibilità del locatario e sull'attività da svolgere all'interno. Ancora oggi l'immobile è sfitto”. Sia il pm che l'avvocato di parte civile Inail, Giuseppe Quartararo, hanno chiesto se i Pellegrini manifestarono la volontà di controllare la altre proprietà affittate. Risposta: “Non furono fatte osservazioni su altri immobili oltre a quello di via Cavour”.
Il commercialista Morganti è stato incaricato dalla difesa di analizzare le società dei fratelli Pellegrini che hanno interessi anche nel settore turistico oltre che immobiliare. “Sono sei – ha spiegato il professionista – due le più importanti che contano 29 immobili che diventano 35 sommando quelli riferibili alle altre società. I rapporti con controparte cinese incidono per meno del 10 per cento sul volume complessivo dei ricavi. Prendendo in esame il 2012 e il 2013, una delle società immobiliare principali non aveva nessun locatario cinese, mentre la Mgf aveva cinque inquilini cinesi su tredici nel 2012 e tre nel 2013 ”.
Nell'udienza di oggi è stato sentito anche un tecnico della Recotech, azienda che si occupa dello smassamento di rifiuti e macerie post incidente. “La rimozione dei materiali cominciò il 9 giugno 2014 e si concluse poco più di un mese dopo. Tutti i materiali furono classificati come pericolosi. Quattromila i chili di ferro asportati – ha detto il tecnico – all'interno del capannone era tutto contaminato di amianto”.    
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  09.10.2015 h 14:47

 
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