24.07.2015 h 17:10 commenti

Rogo via Toscana, il geometra dei fratelli Pellegrini indagato per false dichiarazioni al pm

Ultima udienza prima della pausa estiva. Il professionista, sentito nel corso delle indagini preliminari, non disse di un sopralluogo in una delle proprietà della Mgf. Diversi i testimoni che sono sfilati davanti al giudice Fanales e al pm Gestri. Gli uomini del nucleo polizia tributaria della guardia di finanza hanno ricostruito la vita economica e finanziaria della Teresa Moda
Rogo via Toscana, il geometra dei fratelli Pellegrini indagato per false dichiarazioni al pm
Due giorni dopo la tragedia di via Toscana, Massimo e Giacomo Pellegrini accompagnarono il loro geometra di fiducia in via Traversa del Crocifisso per un sopralluogo in un locale occupato da una ditta cinese. “Dentro c'erano macchine per cucire, un manufatto realizzato dai cinesi, un impianto elettrico non idoneo almeno secondo me” ha raccontato il geometra, ascoltato oggi, venerdì 24 luglio, nell'ultima udienza, prima della pausa estiva, del processo a carico dei fratelli Pellegrini, proprietari attraverso l'immobiliare Mgf del capannone che ospitava la confezione Teresa Moda distrutta il primo dicembre 2013 da un incendio costato la vita a sette operai. I due sono imputati di concorso in omicidio colposo plurimo. Il professionista, in un procedimento collegato, è indagato per false dichiarazioni al pm in sede di indagini preliminari. Sentito dal pm Lorenzo Gestri, non disse nulla di quel sopralluogo non sapendo che la procura aveva in mano tutte le carte e quindi era informata. Oggi, alla domanda del motivo di quella omissione, ha detto davanti al giudice Giulio Fanales: “Non me lo ricordavo, non sono abituato agli interrogatori, ero sotto pressione”. Un passaggio molto delicato dell'udienza, accompagnato dalle foto scattate nel locale posto nel seminterrato del palazzo di via Traversa del Crocifisso che ospita gli uffici della Mgf: immagini che hanno mostrato la presenza di manufatti abusivi. Dopo quel sopralluogo, il geometra ne fece altri tre in altrettante proprietà dei Pellegrini a Firenze, a Seano e a Cantagallo. Non ne fece per l'immobile di via Toscana per il quale si limitò a consegnare ai proprietari una planimetria e una visura catastale. “Cosa emerse”? ha chiesto il pm Gestri. “Mi sembrava ci fosse la presenza di un'uscita di sicurezza sulla parte tergale del capannone, la rappresentazione di una planimetria non è chiara. Vedevo che c'era un'apertura e dissi a Massimo Pellegrini in una telefonata che la distanza tra la porta d'ingresso e quell'apertura in fondo all'immobile era superiore ai 30 metri stabiliti per essere in regola”. La testimonianza del geometra ha spinto l'avvocato Alberto Rocca, difensore di Massimo Pellegrini, ad approfondire la questione della sicurezza del capannone e per questo ha chiesto a chi compete il rispetto delle normative, se al proprietario o al locatario. Secondo il professionista più al secondo che al primo, esattamente come sostiene la difesa degli imputati. Oggi è stato il giorno anche degli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che in quei giorni ricostruirono la vita economica e finanziaria della Teresa Moda. “All'agenzia 5 del Monte dei Paschi sequestrammo un conto corrente intestato all'azienda – ha raccontato uno dei testimoni – delegata ad operare era Lin You Lan (gestore di fatto della confezione, condanna nel processo parallelo celebrato con rito abbreviato, ndr). Il saldo contabile ammontava a 35mila euro. Il conto era stato aperto il 21 febbraio 2012, poco dopo la nascita della Teresa Moda ed era stato aperto con la firma di Lin Janli (la prestanome mai rintracciata dalla polizia, ndr)”. Le indagini della finanza hanno messo in fila anche la filiera delle ditte che negli anni si sono susseguite nel capannone di via Toscana. “Le prime due hanno sempre pagato l'affitto in contanti, le ultime invece – è stato detto – pagavano con gli assegni . 2.600 euro più Iva al mese a partire da gennaio 2008, poi con l'arrivo della Teresa Moda una riduzione di mille euro. Praticamente qualcosa più di tre euro al metro quadrato a fronte di un mercato che viaggiava sui 4/5 euro”.
Sentito anche un agente della questura di Prato che dopo il rogo e nei mesi successivi si occupò delle intercettazioni telefoniche e partecipò alla notifica dei provvedimenti di custodia cautelare ai fratelli Pellegrini il 20 marzo 2014. “Tra le cose che sequestrammo anche una pen drive che conteneva un documento intitolato 'Giacomo 19 marzo 2014' che riportava alcuni appunti sulle quattro ditte ospitate in via Toscana”. Il documento, niente più che alcuni appunti, è stato mostrato in aula: per ogni domanda (chi pagava l'affitto, chi lo riscuoteva, dove e come veniva pagato) una risposta. Per la Teresa Moda si legge: “L'affitto veniva pagato da Monica (nome italiano di Lin You Lan, ndr) in via Val d'Aosta a Massimo Pellegrini con assegno bancario intestato alla ditta. Mai stati a controllare il fabbricato”. Lin You Lan nel corso del suo processo e poi in qualità di testimone nel processo ai Pellegrini, a proposito della presenza del soppalco in via Toscana, ha detto che Massimo Pellegrini sapeva dell'esistenza del manufatto perché lo aveva visto.  
nt
   
 
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Data della notizia:  24.07.2015 h 17:10

 
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