22.05.2015 h 20:20 commenti

Rogo via Toscana, il commissario della Municipale: "Blitz in immobili della Mgf prima della tragedia, c'erano irregolarità"

Il commissario Flora Leoni oggi in aula per rispondere alle domande del pm Gestri, del giudice Fanales e dei difensori dei fratelli Pellegrini. "L'interforze aveva controllato diverse proprietà affittate a cinesi e dunque l'immobiliare era conosciuta. Non c'erano però stati accessi in via Toscana". Sentito anche l'architetto Alessio Cantini. Schermaglia sulle intercettazioni telefoniche
Rogo via Toscana, il commissario della Municipale: "Blitz in immobili della Mgf prima della tragedia, c'erano irregolarità"
L'immobiliare Mgf, già prima del rogo di via Toscana, era finita nel mirino del gruppo interforze che aveva controllato alcune delle sue proprietà affittate a cinesi. Nuova udienza, oggi venerdì 22 maggio, del processo a carico dei fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini, rispettivamente socio accomandante e socio accomandatario dell'immobiliare proprietaria del capannone che ospitava la confezione Teresa Moda, distrutta dall'incendio che il primo dicembre 2013 costò la vita a sette operai. L'udienza ha puntato i riflettori sul patrimonio della Mgf: 9 immobili tra commerciali, artigianali, uffici e autorimesse. Il commissario della polizia municipale Flora Leoni, responsabile della squadra speciale di polizia edilizia e di contrasto al degrado urbano, ha confermato – elemento già emerso durante il processo – che il capannone di via Toscana non era stato mai oggetto di controllo: “Quella mattina fui chiamata e messa al corrente della tragedia – ha detto rispondendo alle domande del pubblico ministero Lorenzo Gestri – quando seppi che la proprietà era dell'immobiliare Mgf mi ricordai che avevamo fatto almeno un paio di accessi in altri stanzoni della stessa società”. Due accessi in un immobile di via Cavour a uso artigianale: “Intervenimmo per le continue sollecitazioni dei residenti che lamentavano il disagio provocato dal lavoro notturno – ha ricordato il commissario – era il 2006 e trovammo una ditta cinese. Riscontrammo abusi edilizi che vennero demoliti al fine del dissequestro amministrativo dei macchinari da lavoro. In quel caso la proprietà non fu direttamente coinvolta in quanto il provvedimento non gravava sull'immobile”.
Altro controllo nel 2012: “Entrammo di notte e trovammo un'altra ditta cinese e di nuovo irregolarità – ha detto il commissario Leoni – c'erano dormitori per una decina di operai e procedemmo al sequestro preventivo dell'immobile, notificato al conduttore e alla proprietà, e che ancora oggi è valido perché non risultano depositati certificati di agibilità”.
Controlli anche in via Traversa del Crocifisso dove la Mgf ha un suo ufficio e uno stanzone nel seminterrato: “Nel novembre 2009 il gruppo interforze trovò una ditta cinese, c'era un soppalco e il titolare dell'impresa fu denunciato” ha detto Leoni.
A parlare di un laboratorio artigianale nel seminterrato è stato anche l'architetto Alessio Cantini, presidente dell'immobiliare Edilgest che nel 2001 acquistò all'asta tutto il complesso di via Traversa del Crocifisso che comprende ancora oggi il residence Golf Hotel e numerosi uffici. “La Mgf era proprietaria di un ufficio e di un locale nel seminterrato e proprio su questo nacquero delle conflittualità – ha detto Cantini – mi accorsi che veniva svolta un'attività da dei cinesi e lo feci presente nella riunione di condominio ma fui zittito col fatto che era tutto in regola perché era intervenuto il cambio di destinazione d'uso. Mi ricordo che durante i lavori nel seminterrato ho visto dei bambini cinesi e quando la porta del locale era aperta ho intravisto macchinari da lavoro”.
Il bis in via Traversa del Crocifisso risale a novembre del 2011: “Intervenimmo nuovamente dando seguito ad un decreto di ispezione emesso dal pubblico ministero. Non trovammo una ditta artigianale ma un deposito alimentare di un supermercato della zona: c'era un quantitativo enorme di alimenti e un'infestazione di topi. Chiedemmo l'autorizzazione sanitaria – ha detto il commissario Leoni – il documento mancava e facemmo il sequestro preventivo. La seconda volta il soppalco non c'era”. L'avvocato Alberto Rocca, ha chiesto di chiarire un fatto in particolare: “Quando fu emesso il decreto di ispezione, Giacomo Pellegrini era iscritto sul registro degli indagati. Successivamente la sua posizione fu archiviata anche in considerazione del fatto che l'autorizzazione sanitaria doveva essere chiesta dal gestore dell'attività”. Dopo il rogo di via Toscana, il 7 dicembre 2013, viene effettuato un controllo in un'altra proprietà della Mgf, uno stanzone in via Calatafimi: “Dentro c'erano due ditte cinesi, c'erano operai al lavoro e c'erano strutture a uso dormitorio, abusive ma inutilizzate – ha detto ancora Flora Leoni – scoprimmo dopo che quell'immobile non era nella disponibilità della società a causa di un contenzioso civilistico e che dal 2002 tutto era stato affidato alla custodia giudiziaria di Evaristo Ricci”. Anche Ricci oggi è comparso in aula: “Quando fui nominato custode giudiziario – ha detto – l'immobile era affittato e da lì in poi ho gestito una serie di contratti di locazione per subentri. A luglio 2007, in seguito alla sentenza di primo grado che dava ragione a Mgf, ho restituito la gestione ai Pellegrini ai quali ho consegnato anche gli affitti maturati in quegli anni, circa 100mila euro. A settembre dello stesso anno la controparte dell'immobiliare ha proposto appello e io sono stato nuovamente nominato custode e lo sono ancora oggi”. L'avvocato Rocca e il collega Andrea Niccolai, responsabile civile, hanno puntato sullo stato dei luoghi: “Ha visto opere abusive all'interno? Fece qualcosa per diffidare i conduttori da un utilizzo diverso da quello produttivo”? Ricci: “Sono stato una decina di volte a riscuotere l'affitto e una volta ho fatto un sopralluogo con un geometra per verificare problemi al tetto. Qualcosa avevo intravisto ma erano strutture vuote”. É stato l'avvocato Niccolai a contestare che il 20 dicembre 2013, sentito a sommarie informazioni, Ricci disse che aveva visto una cucina, un bagno e dei posti letto. “Sì – ha confermato – ma erano strutture vecchie e inutilizzate”.
L'udienza di oggi ha toccato anche un altro tema: lo spostamento di una ventina di macchine taglia e cuci, di proprietà di un cinese, da via Traversa del Crocifisso, il 7 dicembre 2013. La squadra mobile arrivò sul posto mentre Giacomo Pellegrini con altre cinque persone, tra cui tre cinesi, e chiese conto di quel trasferimento. “Ci attivammo – ha detto l'agente Fabrizio Becheri – tramite le intercettazioni telefoniche e capimmo che spostare i macchinari era questione importante per i Pellegrini e su quello ci mettemmo a lavorare”. Dura reazione dell'avvocato Rocca: “Mi sono opposto all'utilizzo di quelle intercettazioni perché le ritengo illegittime – ha detto – di questo si parla solo fuori dalle aule del tribunale e invece è bene parlarne anche dentro: chiedo se c'era assoluta necessità di intercettare le utenze telefoniche dei fratelli Pellegrini? La polizia aveva in mano elementi che potevano far pensare a spunti investigativi tanto da chiedere intercettazioni telefoniche”? Interrogativi a cui una risposta, oggi, non serve: le operazioni furono autorizzate e dunque le risultanze stanno a tutti gli effetti dentro il processo. Prossima udienza il 12 giugno.  
nt
 
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Data della notizia:  22.05.2015 h 20:20

 
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