03.10.2019 h 20:07 commenti

Rogo via Toscana, ecco le motivazioni della Cassazione per l'assoluzione dei Pellegrini: "Nessun ruolo negli abusi edilizi commessi"

Rese note le ragioni che hanno convinto i giudici della Suprema Corte ad annullare la condanna a carico dei proprietari dell'immobile nell'incendio del quale, il primo dicembre 2013, morirono sette operai della confezione Teresa Moda
Rogo via Toscana, ecco le motivazioni della Cassazione per l'assoluzione dei Pellegrini: "Nessun ruolo negli abusi edilizi commessi"
Gli abusi edilizi realizzati nel capannone di via Toscana diventato la bara dei sette operai cinesi della confezione Teresa Moda non possono essere il motivo per il quale si devono ritenere responsabili della tragedia i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, proprietari dell'immobile attraverso la società immobiliare Mgf. Lo dice la Cassazione che lo scorso maggio ha annullato senza rinvio la sentenza di Appello che aveva condannato i Pellegrini a quattro anni di reclusione per omicidio colposo plurimo. Giacomo e Massimo Pellegrini sono stati assistiti dall'avvocato Bruno Giosuè Naso subentrato ai legali dei due precedenti gradi di giudizio.
Le motivazioni del pronunciamento di terzo grado sono state rese note oggi, giovedì 3 ottobre. A quasi sei anni dall'incendio del primo dicembre 2013 che costò la vita ai sette operai, cala per sempre il sipario sulla complessa e delicata vicenda giudiziaria costruita dal sostituto Lorenzo Gestri che, per la prima volta, ha esaminato la responsabilità soggettiva di un proprietario rispetto all'immobile dato in locazione.
Per i giudici della Suprema Corte, che fanno una distinzione netta tra immobile a uso abitativo e immobile a uso produttivo e commerciale, il proprietario può essere chiamato a rispondere di ciò che accade all'interno del capannone solo in due casi: se quando lo affitta sono già presenti abusi edilizi o se nel tempo ne torna in possesso e lo rimette sul mercato pur sapendo che al suo interno ci sono modifiche che impattano, o potenzialmente potrebbero impattare, sulla sicurezza dei luoghi e, di conseguenza, delle persone. Non è il caso di via Toscana: quando i fratelli Pellegrini hanno consegnato il bene a Lin You Lan (condannata in via definitiva a 8 anni e 6 mesi, la sorella Lin Youli a 6 anni e 10 mesi), non c'erano manufatti 'estranei'. Insomma, non c'erano i dormitori realizzati in cartongesso e dunque – sostiene la Cassazione – le modifiche apportate al capannone sono da imputare solo ed esclusivamente al locatario e dunque all'imprenditrice cinese che, insieme alla sorella, molto probabilmente non farà mai un giorno di carcere perché tra la sentenza di Appello e quella di Cassazione è riuscita a rientrare in Cina dove poco valore ha il mandato di cattura emesso dall'autorità italiana.
Nelle loro ventitré pagine, i giudici richiamano molte volte le date dei contratti di locazione che si sono succeduti nel tempo tra l'imprenditrice cinese e i Pellegrini sottolineando che il bene, dal 2008 al 2012, anno dell'ultimo rinnovo, non è mai tornato nella disponibilità dei proprietari e quindi “grava sul conduttore la responsabilità per i rischi derivanti da addizioni o trasformazioni effettuate nel corso del rapporto”. In altre parole: “se il godimento del bene non è stato mai interrotto, nessuna posizione di garanzia può individuarsi in capo al locatore in relazione alla pericolosità della situazione creatasi all'interno del capannone a causa della costruzione da parte del conduttore del soppalco utilizzato come dormitorio che non consentiva un rapido accesso alla vie di fuga”.
E ancora: la Cassazione dice anche che “è del tutto indifferente la circostanza che gli imputati avessero o no conoscenza del soppalco dal momento che l'eventuale consapevolezza di una violazione antinfortunistica posta in essere dall'inquilino non estende al proprietario alcuno degli obblighi propri del datore di lavoro”.
nadia tarantino
 
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Data della notizia:  03.10.2019 h 20:07

 
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