11.12.2014 h 11:51 commenti

Rogo via Toscana, al processo ai Pellegrini parla il gestore della Teresa Moda: " La proprietà sapeva dei dormitori"

Lin You Lan, imputata con la sorella e il cognato nel procedimento parallelo e per la quale il pm ha chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi, sta raccontando i suoi rapporti con Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari del capannone distrutto dall'incendio che il primo dicembre dello scorso anno provocò la morte di sette operai. Oggi le deposizioni di un ex dipendente Sori e di un dipendente dell'ufficio Tia di Asm che misurarono il soppalco al fine del calcolo della tassa sui rifiuti
Rogo via Toscana, al processo ai Pellegrini parla il gestore della Teresa Moda: " La proprietà sapeva dei dormitori"
"Massimo Pellegrini sapeva che nel capannone di via Toscana c'era il soppalco con i dormitori, in occasione di una visita vide il lavoro che avevo fatto fare e mi disse che andava abbastanza bene". È uno dei passaggi centrali delle dichiarazioni rese da Lin You Lan, titolare di fatto della confezione Teresa Moda, distrutta dall'incendio che il primo dicembre dello scorso anno provocò sette morti. L'imprenditrice, imputata con la sorella e il cognato nel procedimento parallelo che dovrebbe arrivare a sentenza prima di Natale, ha testimoniato al processo a carico di Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari del capannone attraverso l'immobiliare Mgf. Il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha chiesto e ottenuto di far sedere al banco dei testimoni Lin You Lan che già nel proprio processo aveva cristallizzato una serie di dichiarazioni ritenute di primaria importanza dall'accusa: "Massimo Pellegrini era a conoscenza della realizzazione dei dormitori". Dormitori, è stato raccontato in aula nelle sei ore di deposizione, fatti costruire a gennaio del 2008, subito dopo la firma del primo contratto di affitto con Pellegrini. Il primo di una serie di contratti di locazione che venivano rinnovati tutte le volte che l'imprenditrice cambiava ditta e ingaggiava un nuovo prestanome. "Non chiesi l'autorizzazione a fare i lavori - ha detto Lin You Lan, tradotta da una interprete nominata dal tribunale - ma nemmeno la proprietà me lo aveva vietato”. Quando venne a vedere come stava andando la conduzione del capannone, Massimo Pellegrini vide che oltre a sistemare il bagno avevo fatto costruire sei/sette stanze, non salì sul soppalco ma sicuramente vide che c'era la struttura e vide anche le scale che portavano sopra". "Dopo quella visita, Pellegrini tornò ancora nel capannone"? ha chiesto il pm. "Sì, tutte le volte che ci sono stati problemi, problemi di infiltrazioni d'acqua e problemi alle finestre", ha risposto Lin You Lan. Dunque, nessun colpo di scena. La testimonianza dell'imprenditrice ha ricalcato fedelmente quanto già detto nell'altro processo. Dopo l'esame del pm, è toccato alle parti civili e alla difesa degli imputati. Numerose le contestazioni mosse nei confronti dell'imprenditrice. "Il primo dicembre, poche ore dopo la tragedia - ha detto l'avvocato Alberto Rocca - lei disse che la sua connazionale che si era messa in salvo era una sua amica, e invece si trattava di sua sorella". "Ero sotto choc", la risposta". "Così tanto da non ricordarsi che quella che lei chiamava amica era in realtà sua sorella", la secca replica del legale di Massimo Pellegrini. La difesa, che si è fatta assistere da un'interprete, ha puntato a dimostrare l'inattendibilità di Lin You Lan. "La merce distrutta dall'incendio valeva un milione"? ha chiesto l'avvocato Andrea Bisori, responsabile civile. "No, valeva meno ma puntavo - ha spiegato il gestore della Teresa Moda - a far diminuire le pretese dei familiari delle vittime, insomma volevo arrivare ad uno sconto sul risarcimento".  L'udienza ha dato spazio anche alle testimonianze di un ex dipendente Sori e di un addetto all'ufficio Tia di Asm. Il primo andò a misurare il capannone a giugno 2009, il secondo a settembre 2012. Entrambi misurarono il soppalco perché calpestabile e dunque da tassare. “In qualità di accertatore mi occupavo del recupero dell'evasione attraverso la misurazione dei capannoni – ha detto il dipendente Asm – il 27 settembre di due anni fa feci un accesso alla Teresa Moda. In quel periodo si facevano anche dieci controlli al giorno, il compito era recuperare quanta più evasione possibile. Nello specifico, non ho preso i documenti del responsabile, evidentemente se non ho riportato questo dato sul documento è perché non ho identificato la persona con cui ho parlato e che ha apposto il timbro sulle carte. Non ricordo di aver trovato il soppalco in via Toscana. Ma se in sede di verbale alla squadra mobile l'ho detto, significa che l'ho trovato. Così come confermo il fatto che in quei giorni un mio collega dell'ufficio commerciale tornò alla Teresa Moda per una misurazione, evidentemente non eravamo granché coordinati. Quando trovavo i dormitori li segnalavo e comunque li misuravo in quanto superficie”. L'ex dipendente Sori: “Per conto di Asm andavamo a misurare i capannoni segnalati dalla stessa azienda dei rifiuti. Il 12 giugno 2009 misurammo l'immobile e lo descrivemmo: un salone generale, un deposito, stanze adibite ad altri usi, soppalco dormitorio di 78 metri quadrati. Il documento era in doppia copia, una rilasciata all'azienda controllata, l'altra portata in ufficio ai fini della verifica dell'iscrizione alla Tia”. Il giudice Fanales ha posto l'accento sulla modalità delle rilevazioni: “Esisteva una procedura interna da seguire oppure si misurava qualunque cosa ci fosse per calcolare il tributo pubblico”? Risposta: “La procedura era identificare l'immobile. La prassi non prevedeva di identificare l'intervistato”. E infatti, sui documenti finiti nel fascicolo processuale, non c'è il nome della persona dell'azienda controllata, ma solo un generico “intervistato”.
nadia tarantino




 
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Data della notizia:  11.12.2014 h 11:51

 
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