23.01.2018 h 15:01 commenti

Rogo Tignamica, proprietaria della casa e i titolari della ditta condannati per la morte di due operai

Patteggiamento per i tre imputati: due anni e sei mesi per Patrizia Carmagnini, tre anni e due mesi per i coniugi cinesi. La vicenda giudiziaria si chiude a cinque mesi dalla tragedia: l'incendio divampò all'alba del 26 agosto. I soccorritori trovarono, nascosta in casa, una vera e propria fabbrica
Per la prima volta le immagini girate all'interno della casa fabbrica dopo il rogo
A cinque mesi dall'incendio nella casa-fabbrica alla Tignamica – 26 agosto – costato la vita a due operai cinesi, un uomo e una donna di 39 e 37 anni, cala il sipario sulla vicenda giudiziaria con il patteggiamento a due anni e sei mesi per Patrizia Carmagnini, proprietaria dell'immobile, presente in aula, e a tre anni e due mesi per Hu Yongsheng e Hu Yinyan, marito e moglie, gestori della ditta abusiva che dovranno anche farsi carico delle spese per rimpatriare in Cina le salme delle due vittime.
Oggi, martedì 23 gennaio, il giudice delle udienze preliminari Alberto Lippini ha accettato il patteggiamento a cui già i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Francesco Sottosanti, nelle settimane scorse, avevano dato il via libera. Omicidio colposo plurimo e incendio colposo le accuse per Patrizia Carmagnini, difesa dagli avvocati Pier Matteo Lucibello e Melissa Stefanacci; stesse accuse con l'aggiunta dell'omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche e dello sfruttamento della manodopera clandestina per gli imputati cinesi, assistiti dall'avvocato Gabriele Zanobini. Il giudice ha revocato il sequestro dell'immobile.
L'inchiesta ha accertato che la proprietaria era a conoscenza che quella casa nascondeva una vera e propria fabbrica. La procura non ha incontrato difficoltà a smontare la difesa della prima ora quando la donna consegnò ai carabinieri una lettera datata 4 agosto, con tanto di firma degli inquilini, per dimostrare che aveva intimato il ripristino dei locali dopo essersi accorta della presenza delle macchine per cucire. Lettera vecchia, è stato ricostruito, e ogni volta ristampata con la data nuova e fatta firmare ai cinesi. Carmagnini, che ha reso piena confessione, è stata agli arresti domiciliari quasi due mesi; stessa misura, dopo alcune settimane di carcere, per i gestori della ditta che in parte hanno già risarcito i parenti delle vittime con 120mila euro.
E' uscito di scena indenne, invece, il quarto indagato dell'inchiesta, l'elettricista che ha lavorato all'impianto elettrico dell'abitazione, per il quale la procura ha chiesto l'archiviazione. L'incendio della casa trasformata in una fabbrica divampò all'alba del 26 agosto. I due operai morirono nel letto all'interno di una piccola stanza ricavata nella mansarda, accanto alle macchine per cucire. In un attimo, un corto circuito trasformò la mansarda in un inferno di fuoco. Inutile il tentativo di mettersi in salvo, riuscito invece ad altri operai che, secondo gli investigatori, si allontanarono dal posto prima dell'arrivo dei soccorsi. In quella casa, affittata da anni ai due cinesi, gli inquirenti trovarono né più né meno che una fabbrica. Un'azienda, quella della coppia cinese, sempre esistita: fu la moglie ad aprirla nel 2007 in un fabbricato produttivo a Vaiano e a chiuderla due anni più tardi quando un controllo portò alla scoperta dei dormitori. Alla donna subentrò il marito, poi nel 2014 i due si spostarono nell'appartamento della Tignamica già affittato al figlio. Nel 2015, però, gli ispettori della Asl si presentarono nel capannone di Vaiano per un controllo perché la ditta intestata al cinese risultava ancora attiva a quell'indirizzo: trovarono chiuso, la fabbrica non c'era più. In realtà – hanno ricostruito gli investigatori – la ditta era stata lasciata formalmente attiva per poter fatturare le lavorazioni prodotte nell'appartamento della Tignamica.
nt


 
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Data della notizia:  23.01.2018 h 15:01

 
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