24.01.2018 h 14:40 commenti

Rogo Tignamica, il procuratore dopo le condanne: "Confermata la nostra linea: anche i proprietari sono responsabili"

Il procuratore Nicolosi non commenta la sentenza ma sottolinea l'accuratezza dell'indagine e la vittoria della tesi del suo ufficio: "Come per via Toscana, il proprietario risponde dei fatti che avvengono nell'immobile dato in affitto se questo non è idoneo o se ne viene distorto l'uso. Le sentenze non servono a dare messaggi: non occorre essere giuristi per sapere cosa si può fare dentro una casa e cosa serve per lavorare in un capannone"
Rogo Tignamica, il procuratore dopo le condanne: "Confermata la nostra linea: anche i proprietari sono responsabili"
“Un'indagine accurata e approfondita che in tempi stretti ha chiarito i fatti nel dettaglio e questo fa stare tutti, imputati compresi, più tranquilli”. Sono le parole del procuratore Giuseppe Nicolosi dopo la sentenza che ieri, martedì 23 gennaio, ha condannato a due anni e sei mesi la proprietaria della casa-fabbrica della Tignamica e a tre anni e due mesi i gestori della ditta abusiva distrutta da un incendio lo scorso 26 agosto costato la vita a due operai cinesi. Tutti e tre gli imputati hanno scelto il patteggiamento (leggi). “Abbiamo ritenuto congrue le pene proposte – continua Nicolosi – tenuto conto che c'è lo sconto di un terzo previsto dal rito alternativo. In astratto, si parla per la proprietaria di una pena di quasi quattro anni”. Dalla procura non escono giudizi sul merito della sentenza, né si pensa che questa debba o possa rappresentare un messaggio alla città. “I processi servono a individuare responsabilità non a inviare messaggi. E' scritto nelle norme del codice penale e di quello civile come ci si comporta, si tratta di norme di intuitiva percezione e non occorre certo essere giuristi per comprenderle. Un uomo di media diligenza – il commento del procuratore – sa cosa si può fare dentro una casa e sa cosa serve in un capannone per svolgere un'attività produttiva”. Giuseppe Nicolosi, cinque mesi fa, fu tra i primi ad arrivare alla Tignamica. I vigili del fuoco avevano appena finito di domare le fiamme nella mansarda e i cadaveri dei due operai erano ancora dentro. Uno scenario acerbo di fronte al quale il procuratore fece subito un commento: “Se è possibile e al netto dei morti – disse – siamo di fronte ad un fatto ancora più grave di via Toscana. Siamo di fronte ad una azienda clandestinizzata, dentro una casa”. Per l'incendio della confezione Teresa Moda sono stati condannati, oltre ai gestori della ditta, i proprietari del capannone. “Il principio di diritto che è stato affermato in entrambi i casi, che discende dall'applicazione delle regole che sono scritte nel codice penale e nel codice civile – spiega Nicolosi – individua nel proprietario il responsabile dei fatti che avvengono all'interno dell'immobile che mette a disposizione se l'immobile non è in condizioni idonee o se l'uso a cui è destinato viene distorto”.
Inchiesta rapida ma anche complicata con la procura che ancora una volta ha dovuto confrontarsi con il consolato cinese: “Io stesso – ancora Nicolosi – ho personalmente incontrato e ricevuto il console a cui ad un certo punto dell'indagine mi sono rivolto perché c'era bisogno di acquisire informazioni specifiche. Posso dire che il risultato non è stato positivo”.  
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato Val di Bisenzio

Data della notizia:  24.01.2018 h 14:40

 
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